Desmond, l’arte di Waltonzed e il macellaio di Sleepy Valley

Desmond
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Il parental advisory explicit content in copertina ha un buon sapore, ti vuole incuriosire. Il passaggio dall’avvertimento alla realtà nuda e cruda del fumetto è netto e immediato, nulla viene lasciato al caso. Non c’è una storia introduttiva, non crea una suspance, l’incontro con la morte, la malattia e la malvagità è diretto e lento.

Waltoned vuole essere esplicito, nella presentazione del fumetto vuole essere quasi didascalico. Vuole parlare di un serial killer, vuole creare il serial killer più grande di tutti, somma e ispirazione dei più famosi bastardi, delle loro forze e debolezze. Già dalle prime pagine del numero 0 si conosce il viso del killer Desmond che, a mia memoria, ha le sembianze del cantante dei Motorhead Lemmy Kilmister, il suo amore per la carne e per il coltello. Nel numero 1 esce fuori un po’ del suo passato che non vi racconterò ma che vi lascerò immaginare, quasi a voler dare una motivazione alle sue azioni, una giustificazione.

Desmond serial killer

Non si può nascondere che alla base della psiche del serial killer spesso ci sia stato un vero e proprio trauma. A volte perfora la mente dell’uomo da renderlo completamente fuori di testa, incapace di intendere e di volere, a volte trasforma la persona, la sua capacità di vedere il mondo e di soffrire lasciandolo agire però nel completo controllo delle proprie azioni. Il cannibale di Milwaukee, il vero Jeffrey Dahmer, da cui Waltonzed dice di trarre forte ispirazione, era di questo secondo tipo, completamente presente mentalmente nel momento degli omicidi. Desmond non è così trasparente nei suoi dettagli. I suoi strumenti di lavoro sono parte integrante della sua visione, ma non pare umano se non una bestia silenziosa che padroneggia l’arte del massacro, del macello e della sofferenza che arreca alle sue vittime. Porterò avanti la lettura perché tiene davvero attaccati allo schermo al punto da far uscire forse un po’ di quella sana curiosità e di quel “sano” sadismo che tanto noi umani fingiamo di nascondere (Bruno Vespa docet).

Trauma

Oltre al macellaio, altri personaggi principali non si fanno aspettare e sono in primo piano: lo sceriffo, vedovo tutto d’un pezzo e uomo di legge e suo figlio, ragazzino un po’ tossico degli anni novanta che sembra conoscere alcune delle vittime. ça va sans dire, il rapporto padre-figlio sembra un’altra delle tematiche fondamentali.

Padre e figlio

Il macellaio di Sleepy Valley si deve continuare a leggere, anche se al momento sono stati pubblicati solo i primi due capitoli. La sceneggiatura, finora, sembra scritta bene, i dialoghi non sono male anche se a volte leggermente prevedibili e l’editing, qui parlo dei baloons, non perfetto. Il commento tecnico può finire qui. La vera chicca sono i disegni, ogni vignetta è un quadro potentissimo  che penetra l’immaginazione e i colori sono perfettamente lugubri, dissonanti, passati con l’evidenziatore. Nella mia testa immagino luci al neon in tutte le vignette come nei migliori film horror. Le azioni di Desmond sono tanto ben create, immaginate e delineate da far paura, da emozionare davvero e spaventare. Tutto quanto è così fluido e viscido da afflosciarsi, la lama di Desmond sembra poter tagliare qualunque cosa, aprire ogni corpo e immagine.

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Nel complesso un bel lavoro che mi ha incuriosito moltissimo al punto da spararmi la puntata di linea d’ombra sul macellaio (anche altre tipo le bestie di satana!!).

OK!!

Desmond – Il Macellaio di Sleepy Valley

Ascolto consigliato (banale per il baffo ma necessario)
Motothead – Ace of Spades

Comunicazione di Servizio
<<Trovarmi a leggere un fumetto indipendente mi ha davvero divertito molto. Ringrazio l’autore per avermi segnalato la sua opera e non mi dispiacerebbe per nulla leggerne tante altre. Invito gli scrittori/disegnatori che si sono imbattuti in questo blog a mandarmi su twitter un link o un direct message con un link al loro fumetto.>>

Joan Cornellà, la potenza del fumetto muto tra surreale e grottesco

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Joan Cornellà è eccezionale, un vero artista per immagini nonché uno dei miei preferiti fumettisti online. Spagnolo di Barcellona, trentaduenne, ha votato la sua carriera al surreale e al grottesco. Giocando con non-sense e maschere, mezzi letali per stimolare comicità, mezze-risate, bocche storte e reazioni sguaiate, si denota una apparente mancanza di sensibilità della fisicità umana. L’espressività dei suoi figuri, al limite del marionettismo, non è convenzionale. 

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Un genio dell’emozione muta, perché i suoi lavori raramente presentano parole o onomatopee. Non ha assolutamente bisogno di far parlare i suoi simbolici personaggi, i suoi umani disumanizzati. E quando giocare con fantasia e non-sense riesce nello stimolare divertimento allora ci si accorge che l’autore ha tra le mani un’arma dalla capacità infinita. Cornellà è tutto questo, lavora sulle sei vignette quando logorroico, sulle quattro quando semplice, su una quando vuole essere diretto e incompreso.

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Vi assicuro che i suoi fumetti a una vignetta spesso non portano a nulla. Li guardi, li assapori, ti strappano uno stupeficium. Le sei vignette sono la sua magia perché arrivano al dunque, il miglior storytelling color pastello. Le strip qui presentate ne sono un chiaro esempio, i suoi personaggi prendono decisioni al limite della follia guidate dall’istinto. Forse è questo che voglio dire, ogni vignetta sembra essere coronata da una decisione istintiva, improvvisa e sempre opposta a quella che la nostra mente sceglierebbe per normale quieto vivere.

Destabilizzare la nostra sensibilità, dove disegni orripilanti e imbarazzo fanno da padroni.

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Ascolto consigliato nella visione e oscurità della sua pagina
James Blake – Retrograde

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