Darkhorse ci prova ancora con i supereroi, Skyman #1

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Darkhorse cerca di pareggiare i conti con le mega concorrenti Marvel e DC comics ed entra nel mercato dei supereroi con una dozzina di personaggi negli ultimi 2 anni. Nel settembre 2013 annuncia un nuovo vecchio riportando in auge Skyman, supereroe creato negli anni ’40 dalla Columbia Comics sulla scia del nazionalismo statunitense che combatte il nazismo, alla “Capitan America“. E’ inutile raccontare una storia morta di un personaggio morto tempo fa, prendiamo il tutto come una nuova testata di cui ho letto in lingua originale il primo numero, Skyman #1.

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Skyman non è un superpotere ma è come l’anello di lanterna verde un medium del potere. O meglio è un progetto atto a costruire in laboratorio un supereroe che possa sostituire un certo Capitan Midnight (che sento in dovere di recuperare) dopo la sua scomparsa, in una continuity di un universo che così a prima svista mi è poco chiaro. Eppure quando nasce un nuovo personaggio, un background è fondamentale. Skyman è un progetto governativo con l’obbiettivo di addestrare soldati all’uso di una tuta, una cintura e un mantello che conferiscono poteri in stile Superman all’umano che li veste.

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La trama vede lo Skyman contemporaneo uccidere in un scatto d’ira e ubriachezza, un uomo di colore, mosso anche da un movente razziale. Il governo per gestire la crisi d’immagine del progetto, ricerca un nuovo individuo esterno al programma che abbia come requisito fondamentale la pelle scura. La scelta ricade su un veterano tornato ferito gravemente dalla guerra in Afghanistan e rimasto sulla sedia a rotelle. Una volta rapito dal governo, in stile Al-Qaeda, e vestito della tuta e della cintura, l’inconsapevole Sergente Reid (così si chiama) recupera l’uso degli arti e acquisisce tutti i nuovi poteri; unica pecca di questa tecnologia, necessita di essere controllata anche dall’esterno. Da qui entra in scena un personaggio nuovo, il cattivo tenente appartenente al progetto Skyman. Addestrato nel tempo all’uso della tuta, geloso, usurpato del suo diritto ai superpoteri e presumibilmente razzista (che sembra dire “questo qui viene al nord e ci ruba il lavoro”) il soldato ha il compito di controllare dall’esterno la tuta e la cintura di Skyman. I due, evidentemente in conflitto, rimangono coinvolti in diversi alterchi e una rissa ma devono superare la cosa e collaborare (Questo passaggio nel fumetto è chiaro come un barolo del 1998). Durante un lancio da un aereo che vede protagonista Skyman, il tenente gioca con il nuovo supereroe spegnendo la sua tuta mentre in volo e riaccendendola all’ultimo, prima che si schianti. Skyman riesce a controllare i poteri e atterrare direttamente ad un comizio di Obama.

Primo volo

Come potrà sembrare, l’argomento è affrontato con velata ironia. Le origini di Skyman dal punto di vista della trama mi sono sembrate abbastanza banali e neppure l’aggiunta di temi scottanti come razzismo e disabilità, le hanno rese coinvolgenti se non un bel po’ fuori dal tempo. Per esempio l’idea dell’uomo di colore per ripulire l’immagine del progetto governativo segreto. In un’ipotetica realtà, il governo avrebbe dovuto rispondere pesantemente di una gruppo segreto di supereroi biondi e ariani sopratutto se fa capo a una amministrazione il cui presidente è Obama, il primo di colore della storia statunitense. Che siano paranoie mie, ma non basta rispondere con Sam Wilson alla fabbrica degli Steve Rogers (Falcon, di colore, e Capitan America, supereroi di punta della Marvel).

La storia è lineare a parte un passaggio di cui ho già parlato nella trama non particolarmente limpido ma che vi lascerò scoprire di persona. Insomma, Skyman non ha granché per stimolare la mia voglia di indagare più a fondo e continuare a leggerlo (cosa che probabilmente farò comunque). La critica deve comunque sottostare alla legge del primo numero. Essendo solo il pilot, sono state poste delle basi e da qui potrebbero anche arrivare grandi cose. Insomma, dare il là in fretta e furia per poi lavorare su qualcosa di già avviato, prerogativa del  fumetto serial.

Surprise

Niente di nuovo sul fronte qualità, trovo i disegni di Manuel Garcia abbastanza carini anche se le espressioni facciali, spesso costruite tramite ombre, sono una chimera. L’autore, Joshua Hale Fialkov è un award winner, ma non conosco Echoes, il fumetto che lo ha portato a vincere gli Harvey Award nel 2011 e nel 2012. Una storia che si legge velocissimo, poco verbosa con dialoghi semplici e scorrevoli.

Concludendo, è pressoché dimenticabile. Se dovesse rinsavirsi, lo scopriremo su queste pagine.

NO

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