Image Comics sforna The Fuse #1, hard boiled in salsa spaziale

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Non batto la fiacca, sono stato pesantemente e follemente occupato. Ma ora posso tornare alla vera droga primitiva. Così mi sono lanciato in una nuova piccola avventura firmata Image Comics. Il fumetto si chiama The Fuse ed è stato partorito dalla mente di Antony Johnston (Wasteland, Stormbreaker: The Graphic Novel, Dead Space, Alan Moore’s The Courtyard) e le matite di Justin Greenwood (Wasteland, Resurrection, Ghost Town). Vi ricordate dove ho già parlato di Antony Johnston? QUI.

Non avevo in programma di leggere questo fumetto, o meglio non ne ero a conoscenza, in precedenza. La decisione è stata presa su base semplice, la copertina mi ha colpito. Motivo? oscuro. Parliamo di una copertina rossa, semplice, con un foro che sembra di pallottola attraversato in pieno da un’orbita. L’orbita è ipoteticamente a 360000 km da un’immagine reale, raffigurante la terra ripresa dall’apollo 17 durante la missione lunare del 1972. Queste informazioni per quanto affascinanti non vi aiuteranno ad entrare in una storia semiblindata come The Fuse #1.

The Fuse Cover

Ambientazione spaziale, a 22.000 miglia dalla terra, a bordo di un satellite geostazionario raggiungibile con un qualche mezzo che dall’interno sembra un normale aereo. Sul satellite c’è una città, Midway City, fondale di questa prima avventura. A Midway City avviene un omicidio ed è compito del dipartimento di polizia occuparsene. I personaggi principali sono un ragazzo di colore di origine tedesca, poliziotto appena arrivato in città e già catapultato nell’azione, e una detective (russa) canuta e anziana, un po’ mascolina che fa la parte del “cop” duro e puro che parla solo slang (esagerazione evidente). Devono risolvere l’omicidio di un “cabler“.

Cabler

Il fumetto parte con il freno a mano tirato. E’ tutto ancora allo stato embrionale. Per quanto evidente che ci si trovi davanti a una storia Sci-Fi, non ci da l’impressione di un’ambientazione in stile “Demolition Man” di Sylvester Stallone o “Ritorno al Futuro“, tanto per capirci. E’ un’ambientazione mista e, all’apparenza, poco curata. Justin Greenwood ha un tratto spigolosissimo, disegna senza dare troppo spazio e importanza a dettagli e particolari. L’azione è tutto quello che vediamo e le stesse inquadrature, dal gergo cinematografico, sono spesso state costruite in modo da non lasciare intravedere granché. Gli spazi somigliano tantissimo ad una città americana qualunque (anche se siamo in Russia), il dipartimento di polizia è un dipartimento di polizia alla True Detective e l’atmosfera è classica Hard boiled e noir, dove i “cops” fanno da padroni.

Satellite

Cosa ci possiamo aspettare? Il rapporto tra i due personaggi principali si rivelerà una classica storia di partner del dipartimento, quelli-che-sono-sempre-nella-volante-assieme,-mangiano-ciambelle-e-hot-dog-da-strada. La detective anziana è sboccata, spara un “bullshit” a pagina, intrattenendoci con uno slang forbito, esagerato, disegnata in posture da figa silenziosa di turno, tipo Michonne di The Walking Dead, o per chi non capisse il riferimento, Jigen di Lupin III. Una macchietta. Dietrich, il ragazzo di colore, è una comparsa in questa prima issue e anche quando sembra poter dire qualcosa, non lo fa, lasciando tutti a bocca asciutta.

Midway City

Perché sia stato ucciso il cabler non si sa, cosa sia un cabler ancora meno. Nel momento in cui la detective russa sta per spiegarlo, il dialogo si tronca a causa degli eventi. Il filone principale della storia è ancora tutto da scoprire. Insomma, per tirare delle conclusioni, le descrizioni inesistenti, i dialoghi interrotti, i disegni poco dettagliati e i personaggi principali ancora in ombra, sono quel che intendo come elementi che caratterizzano un fumetto con il freno a mano tirato. Un punto di partenza in balia degli eventi classici di una qualunque sceneggiatura poliziesca che, per ora, non sembra sfruttare a pieno un ambientazione su un satellite, lontanamente d profumo “cyberpunk“, ma che delinea un fumetto con tutte le premesse per sorprendendoci. Se parti così low profile, non puoi che spaccare.

I Protagonisti

Mi riservo un:

OK!!

Sperando in qualcosa di più.

Ascolto Consigliato
Calibro 35 – Piombo in Bocca

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MARVEL NOW! Loki, 007 al servizio di Asgard

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Se mi avessero detto qualche anno fa, chi sarebbe stato il personaggio Marvel del momento, non ci avrei creduto. Eppure tra meme e disegnetti, Loki è decisamente l’insospettabile favorito. Il dio del Caos e signore degli inganni è uscito vincitore dalla film sugli Avengers (2012) di Joss Whedon, grazie sopratutto a una interpretazione decisamente credibile dell’attore Tom Hiddleston e una caratterizzazione del personaggio spettacolare.

Nel mondo del fumetto però la musica cambia. Il Loki cinematografico per come è conosciuto dal grande pubblico, è “morto” per mano di Sentry/Void durante l’assedio di Asgard da parte degli Oscuri Vendicatori guidati da Norman Osborn (Ve lo ricordate Sentry?? beh per chi segue la serie Avengers ora in edicola, può fingere di conoscerlo, è una sorta di Hyperion/Superman bipolare). Dopo tutti gli inganni orditi alle spalle di Asgard e Odino, i raggiri magici e le malvagità, in punto di morte sussurra “mi dispiace… fratello” verso Thor, sentendosi in colpa per aver quasi distrutto il regno di Asgard, la sua casa.

Loki: Agent of Asgard cover

Loki si reincarna in un furfantello di Parigi che viene recuperato da Thor e riportato ad Asgard. Il nuovo giovane Loki non sembra essere più malvagio come l”old Loki’, anzi, lavora ad un piano intricato (con l’ausilio di molte altre forze, non sempre compiacenti) per salvare Asgard nella saga Fear Itself, e, inoltre, a 18 anni entra a far parte dei Giovani Vendicatori (Genialata del buon Kieron Gillen). Insomma è uno dei pochi personaggi Marvel che ha una crescita veloce e asincrona rispetto alla percezione che abbiamo del tempo nell’universo Marvel. Cosa che sicuramente lo renderà protagonista della nuova era Marvel.

Loki: Agent of Asgard cover b

Loki: Agent of Asgard #1(uscito negli USA nel febbraio 2014) è una serie tutta britannica che vede Al Ewing (Judge Dredd, 2000AD, Ninjettes, Zombo, Jennifer Blood) a tirare le fila della storia, e Lee Garbett (X-O Manowar, Batgirl, The Outsiders, 2000AD) alle matite. Potrebbero susseguirsi infami SPOILER, non è necessario che vi sputtani la serata. La trama vede un Loki ormai giovane adulto, agli ordini della madre-di-tutti (la triade composta da Gaea la madre, Freyja la regina,  Idunn l’ancella) che regge il trono in assenza di Odino, avventurarsi nelle missioni più disparate, tra cui la prima in questo numero, salvare il fratello Thor dalla corruzione e cancellare i dati sull”old Loki’ nel database dei Vendicatori.

Loki kills Thor?

Il fumetto parte con una splash page che raffigura Loki trapassare da parte a parte Thor con la sua spada della giustizia. E da qui inizia quello che chiamerei uno spot elettorale Marvel (disegnato in modo eccellente) per cavalcare l’onda del successo ben orchestrata da Joss Whedon nel film Avengers. Loki incontra tutti i vendicatori del film che sembrano essere tornati sotto lo stesso tetto: Thor, Capitan America, Iron Man, Hulk, Hawkeye e la Vedova nera. Ognuno di questi personaggi in realtà vive una storia parallela sulla sua testata, tra cui lo stesso Loki che dovrebbe ancora essere un Giovane Vendicatore. Eppure i cosiddetti Avengers cinematografici li ritroviamo qui, tutti insieme alla torre dei vendicatori a rilassarsi, come fossilizzati nell’ambra. Addirittura, e qui mi spreco con lo SPOILER, si nomina un artefatto magico (Tesseract????) che Loki sembra aver rubato dall’Hellcarrier dello SHIELD in uno dei nuovi, ormai classici Point One¹ (All-New Marvel Now! Point One, uscito negli USA nel gennaio 2014), che dovrebbe fare da collante tra tutte le “ongoing series” (ho dei buchi forti nella storia, ma ho tentato di documentarmi).

Avengers

E si sente tanto che è uno spot, perché la trama di questo primo numero è poco sviluppata. Succede di tutto, veloce come il vento: Thor non riesce ad alzare il suo martello (!!!!), Bruce Banner s’incazza e si trasforma in HULK, Hawkeye sbaglia un bersaglio (!!!!), escono fuori mille rimandi al passato, addirittura alla classica guerra civile Marvel. Insomma una citazione dietro l’altra. Se penso che, un tempo, anche solo uno di questi avvenimenti avrebbe potuto essere il punto di svolta di una storia, mi rendo conto di quanto questo episodio possa sembrare un po’ un pastrocchio. Non manca un filo conduttore, manca solo un valido motivo per cui molte cose accadono, sembrano buttate lì apposta per suscitare nel lettore continui rimandi evidentemente piacevoli e generalmente riconosciuti come caratteristici dei nostri protagonisti. Per quanto mi piaccia che le storie facciano parte di un grande universo (concetto già spiegato nell’articolo su Saga di Brian K. Vaughan), qui si esagera e non incuriosisce più. Il finale invece, che ovviamente evito di raccontare, stravolge il futuro del personaggio. E’ così forte da trainare con se ogni aspettativa, rendendo imprevedibili le storie a venire.

Avengers

Loki è un personaggio fortissimo e spero che il duo riesca a approfittarne al massimo. Si tratta di un immaginario sconfinato e gli autori sicuramente hanno le capacità e le potenzialità per sviluppare “i racconti del giovane Loki” nel migliore dei modi. Magari evitando di giocare troppo con i lettori. Anche perché i disegni sono bellissimi e Lee Garbett ha sfruttato al meglio questa vetrina, dimostrando tutto il suo stile.

mah

1. Marvel Point One: la casa editrice periodicamente confeziona delle storie che rappresentino un punto di partenza per tutti i nuovi lettori e che facciano da collante tra tutte le serie.

Hacktivist: il fumetto su social network e hacker dell’attrice Alyssa Milano

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Tutti noi ricordiamo Streghe, quel telefilm squallido trasmesso da RaiDue a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo. Una delle protagoniste della serie, nei panni di Phoebe, ed eroina di questo articolo è l’attrice figherrima Alyssa Milano. “Ecco il blog s’è fottuto, ora parla di gossip e puttanate Hollywoodiane”. Eppure la storia che sto per raccontare ha un nonsocché di gossipparo: l’attrice Alyssa Milano si è lanciata nel mondo dei comics, creando insieme agli sceneggiatori Jackson Lenzig (Freakshow), Collin Kelly (uno sconosciuto nel mondo comics, ma web developer secondo Linkedin) e l’artista Marcus To (Red Robin, Huntress, Batwing, Cyborg 009) un nuovo fumetto, Hacktivist.

Cover

E’ una produzione nuovissima Archaia Entertainment (Rubicon, Ciborg 009), appena uscita e non so neppure se arriverà mai in Italia. Ma lasciatemi dire, entrerà nella mia collezione appena varcata la frontiera. Hacktivist è la storia di due ragazzi/CEO miliardari alla “Jack Dorsey” (fondatore di Twitter) che sviluppano un Social network chiamato “YourLife“, su cui basano e rafforzano la loro immagine. Una volta dismessi però i panni da nuovi imprenditori geek della Silicon Valley, si danno all’Hacktivismo – Hacker Attivisti sotto il nome di SVE_URS3LF – hackerando e controllando la rete web dello stato tunisino dove vive Sirine, una sorta di rivoltosa del luogo. Al momento non ci sono abbastanza informazioni per capire se o meno sarà una delle protagoniste del fumetto. I due Hacker social hanno differenti obbiettivi e arriveranno a contrastarsi. Ma qualcosa cambierà le carte in tavola.

Sirina

Ti rendi conto quando un fumetto è notevole da come la lettura e i disegni si fanno leggere e guardare, rileggere e riguardare, con tutto il fascino incredibile che è immergersi in una storia contemporanea. Se leggerai Hacktivist e ti fermerai ai colori, alle forme e alla scorrevolezza delle tavole, sarai fuori strada. Pur la qualità estrema dimostrata, questo fumetto è stato prodotto con tutt’altro scopo che il solo intrattenimento. Alyssa Milano, risaputa filantropa, vuole raccontare l’attivismo globale e la social revolution a modo suo, ricordando l’esistenza di quella voce silenziosa ma indispensabile, che cammina nell’ombra e agisce parallelamente alla rivolta nelle strade.


Save Yourself

Insomma, questo fumetto si è scritto da solo quanto quest’articolo. Le pagine dei giornali degli ultimi anni si nutrono di questa realtà. I Social Media sono un’hot topic e la loro grande forza e immediatezza, continuano a stimolare l’uomo che ne sperimenta sempre nuovi usi. La primavera araba di qualche anno fa, ne è esempio calzante.  L’utilizzo del social come strumento di opposizione al regime e d’informazione indipendente ha sicuramente ispirato la storia stessa del fumetto e la rivolta tunisina che racconta. E i personaggi principali, che si nascondono tra i server della loro azienda fingendo di star fixando qualche bug mentre invece stanno occupando una rete internet di un altro stato, si trasformano nei nostri supereroi contemporanei. La strizzata d’occhio ad Anonymous è palese e solamente seguendo l’account Twitter dell’attrice si esplorano le sue diverse sensibilità, il suo attivismo politico.

Gli Hacker

Alyssa Milano immagina senza fantasticare e vuole portare anche noi a riflettere, a sviluppare certe sensibilità. Immagina lo sviluppo dei social networks come social patterns da approfondire, sminuzzare, piccole parti individuali e singole che insieme creano dei sistemi che rivelano modelli social, dalla ragazza che aspetta l’autobus, all’autobus in ritardo, all’autista che rallenta. Non so che possa significare realmente, ma mi sono intrippato, immaginando un futuro in cui i social networks riusciranno a tracciare ogni nostro passo, incrociare ogni informazione, ricostruire ogni piccolo movimento arrivando anche a prevenire statisticamente (alla Minority Report, insomma) le nostre azioni per quanto improvvise, in rapporto alla routine.

Le barricate

Vedere disegni di soggetti al computer non mi eccitava tanto dai tempi del grandissimo, e qui lo dico, Transmetropolitian di Warren Ellis e Darick Robertson. L’importante è non fare #somethingreckless, il motto dentro al fumetto che ha risvegliato in me l’esaltazione per questo tipo di storie. Un viaggio mentale che vi consiglio di condividere con me, dove la qualità è al primo posto.

OK!!

Ascolto consigliato: Daft Punk – Giorgio by Moroder

Alyssa Milano

Darkhorse ci prova ancora con i supereroi, Skyman #1

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Darkhorse cerca di pareggiare i conti con le mega concorrenti Marvel e DC comics ed entra nel mercato dei supereroi con una dozzina di personaggi negli ultimi 2 anni. Nel settembre 2013 annuncia un nuovo vecchio riportando in auge Skyman, supereroe creato negli anni ’40 dalla Columbia Comics sulla scia del nazionalismo statunitense che combatte il nazismo, alla “Capitan America“. E’ inutile raccontare una storia morta di un personaggio morto tempo fa, prendiamo il tutto come una nuova testata di cui ho letto in lingua originale il primo numero, Skyman #1.

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Skyman non è un superpotere ma è come l’anello di lanterna verde un medium del potere. O meglio è un progetto atto a costruire in laboratorio un supereroe che possa sostituire un certo Capitan Midnight (che sento in dovere di recuperare) dopo la sua scomparsa, in una continuity di un universo che così a prima svista mi è poco chiaro. Eppure quando nasce un nuovo personaggio, un background è fondamentale. Skyman è un progetto governativo con l’obbiettivo di addestrare soldati all’uso di una tuta, una cintura e un mantello che conferiscono poteri in stile Superman all’umano che li veste.

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La trama vede lo Skyman contemporaneo uccidere in un scatto d’ira e ubriachezza, un uomo di colore, mosso anche da un movente razziale. Il governo per gestire la crisi d’immagine del progetto, ricerca un nuovo individuo esterno al programma che abbia come requisito fondamentale la pelle scura. La scelta ricade su un veterano tornato ferito gravemente dalla guerra in Afghanistan e rimasto sulla sedia a rotelle. Una volta rapito dal governo, in stile Al-Qaeda, e vestito della tuta e della cintura, l’inconsapevole Sergente Reid (così si chiama) recupera l’uso degli arti e acquisisce tutti i nuovi poteri; unica pecca di questa tecnologia, necessita di essere controllata anche dall’esterno. Da qui entra in scena un personaggio nuovo, il cattivo tenente appartenente al progetto Skyman. Addestrato nel tempo all’uso della tuta, geloso, usurpato del suo diritto ai superpoteri e presumibilmente razzista (che sembra dire “questo qui viene al nord e ci ruba il lavoro”) il soldato ha il compito di controllare dall’esterno la tuta e la cintura di Skyman. I due, evidentemente in conflitto, rimangono coinvolti in diversi alterchi e una rissa ma devono superare la cosa e collaborare (Questo passaggio nel fumetto è chiaro come un barolo del 1998). Durante un lancio da un aereo che vede protagonista Skyman, il tenente gioca con il nuovo supereroe spegnendo la sua tuta mentre in volo e riaccendendola all’ultimo, prima che si schianti. Skyman riesce a controllare i poteri e atterrare direttamente ad un comizio di Obama.

Primo volo

Come potrà sembrare, l’argomento è affrontato con velata ironia. Le origini di Skyman dal punto di vista della trama mi sono sembrate abbastanza banali e neppure l’aggiunta di temi scottanti come razzismo e disabilità, le hanno rese coinvolgenti se non un bel po’ fuori dal tempo. Per esempio l’idea dell’uomo di colore per ripulire l’immagine del progetto governativo segreto. In un’ipotetica realtà, il governo avrebbe dovuto rispondere pesantemente di una gruppo segreto di supereroi biondi e ariani sopratutto se fa capo a una amministrazione il cui presidente è Obama, il primo di colore della storia statunitense. Che siano paranoie mie, ma non basta rispondere con Sam Wilson alla fabbrica degli Steve Rogers (Falcon, di colore, e Capitan America, supereroi di punta della Marvel).

La storia è lineare a parte un passaggio di cui ho già parlato nella trama non particolarmente limpido ma che vi lascerò scoprire di persona. Insomma, Skyman non ha granché per stimolare la mia voglia di indagare più a fondo e continuare a leggerlo (cosa che probabilmente farò comunque). La critica deve comunque sottostare alla legge del primo numero. Essendo solo il pilot, sono state poste delle basi e da qui potrebbero anche arrivare grandi cose. Insomma, dare il là in fretta e furia per poi lavorare su qualcosa di già avviato, prerogativa del  fumetto serial.

Surprise

Niente di nuovo sul fronte qualità, trovo i disegni di Manuel Garcia abbastanza carini anche se le espressioni facciali, spesso costruite tramite ombre, sono una chimera. L’autore, Joshua Hale Fialkov è un award winner, ma non conosco Echoes, il fumetto che lo ha portato a vincere gli Harvey Award nel 2011 e nel 2012. Una storia che si legge velocissimo, poco verbosa con dialoghi semplici e scorrevoli.

Concludendo, è pressoché dimenticabile. Se dovesse rinsavirsi, lo scopriremo su queste pagine.

NO

Saga di Brian K. Vaughan e Fiona Staples, capolavoro del fumetto seriale

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Trovo difficile recensire i seriali, richiedono una conoscenza background che molto spesso non ho. Leggere seriali però tiene attaccati alla storia, una volta al mese ci allontana quel quanto che basta dalla vita reale e ci immerge nella routine del fumetto. Cosa è però la routine del fumetto per me? Fondamentalmente avidità di assaporare la mia storia e immaginarla piccolo pezzo di un grande puzzle dove tutti i personaggi che viaggiano apparentemente paralleli incrociano le loro strade. Sempre che riesca a farmi capire, se i vari episodi di una serie si concatenano solo orizzontalmente e procedono fine a se stessi, perderei quel dolce sapore che chiamo “effetto Star Wars“. L'”effetto Star Wars” è quell’emozione che provo nel momento in cui mi accorgo di quanto sia immensamente futuribile l’universo Star Wars, di come ogni mondo e personaggio potrebbero vivere una storia perché parte di un sistema di leggi predeterminato su cui tutti i lettori/spettatori possono fantasticare (inventare un concetto per darsi una spiegazione). Non tutti i mondi mi provocano l’effetto Star Wars, e non starò qua a elencare quali lo fanno (Il signore degli anelli, Game of Thrones 😀). Sicuramente il fumetto che al momento mi sta coinvolgendo al punto da divorare avidamente pagina dopo pagina lo fa.

Saga

Saga è un fumetto statunitense, sceneggiato da Brian K. Vaughan, scrittore di fama indiscussa ricordato per i mitici Runaways e Y: l’ultimo uomo (sceneggiatore anche di Lost e Under the dome) e disegnato dalla stilosissima Fiona Staples, a me sconosciuta in precedenza. Alla base della trama vi è una guerra tra due mondi, Landfall, terra di umanoidi alati e Wreath, pianeta di umanoidi cornuti. i personaggi principali sono Alana, soldatessa guardiana di Landfall e Marko, fante di Wreath caduto in prigionia. I due sono in fuga perché pur essendo di razze in guerra sono innamorati a tal punto da concepire una creaturina di nome Hazel. All’inseguimento della coppia ci sono due freelancer (cacciatori di taglie), un umano, The Will, e un aliena, The Stalk e il principe di Landfall, Robot IV. Ad occhio e croce questi sono i character fondamentali di cui seguiamo le storie e aspettiamo che s’incrocino e mentre percorrono il loro cammino, ci danno la possibilità di conoscere altre razze, poteri, soggetti, gerarchie e luoghi.

SagaTemi densissimi prendono il sopravvento, guerre totali e razziali contornate da brutalità e violenza non così lontane dalla realtà come si può pensare. Il lettore non può che perdersi nei fondali, ammaliarsi, ritrovarsi con i personaggi e amarli profondamente. Se poi ti ritrovi sul pianeta Sextillion che sembra una spremuta di concentrato della mente perversa dell’umanità più viva, sai di essere arrivato al succo del talento di Brian K. Vaughan. E poi c’è il Lying Cat, il gatto che riconosce chi sta mentendo, puoi perdertelo?


Sextillion

Parallela alla guerra corre la relazione, la pausa intimistica della coppia e il rapporto familiare con la nuova arrivata. Un amore nato tra le fila della battaglia che cerca di fuggire da morte e brutalità in cerca di una terza via. L’obiettivo finale della serenità, un posto dove crescere la piccola Hazel, viene difeso ad ogni costo, scansando il buono proposito pacifista (totale riluttanza al passato) portando i due genitori a ricorrere alla violenza e al sacrificio. Tutto questo bilanciando commedia e drama perfettamente da non essere mai un peso o una noia per il lettore.

Saga

Bellissimo da leggere, fluido come pochi e sopratutto mai noioso. Fiona Staples disegna benissimo e la sua fantasia sembra non avere confini. I dialoghi sono belli, adulti e credibili. Una menzione per la voce narrante che fa parte degli stessi disegni come scritte appoggiate sul vuoto, riconducibile alla piccola Hazel che racconta il suo passato nello stesso momento che accade sotto i nostri occhi.

Saga

L’autore cerca di combinare diversi generi letterari, fantasy, science fiction, space opera ed è perfettamente all’altezza del compito; ogni immagine, personaggio e luogo gode di forte credibilità. Tirando le somme, la storia funziona ed è forte di un talento sconfinato dei due artisti che insieme fanno faville creando un universo speciale contornato da una narrazione perfetta. Il lettore rimane attaccato alla pagina fino all’ultimo, stillando un senso fortissimo di necessità di passare alla pagina successiva o di correre in fumetteria a prendersi il secondo volume (in Italia edito da Bao Publishing in Volumi da 6 episodi).

OK!!

Marvel NOW, la nuova Ms. Marvel è musulmana e si chiama Kamala Khan

Kamala Khan
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Da quando Carol Danvers, l’originale Ms. Marvel, veste i nuovi panni di Capitan Marvel (ormai dal 2012, costume appartenuto al soldato Kree Noh-Varr e storicamente all’ex-amante Mar-vell), la sua vecchia identità non ha trovato un nuovo padrone, almeno fino ad oggi. Infatti la Marvel comics vuole riportare all’onore delle cronache l’eroina, trovandole una nuova identità e sopratutto un nuovo stile. E’ ormai di dominio pubblico con tanto di preview che la nuova Ms. Marvel sarà una ragazza di sedici anni musulmana di nome Kamala Khan. Il personaggio è nuovo di zecca ed è stato creato dall’ingegno dell’editor Sana Amanat, dalla scrittrice G. Willow Wilson e dal disegnatore Adrian Alphona.

Carol Danvers

Kamala Khan è già segretamente comparsa ben due volte nel mensile di Capitan Marvel, esattamente in Captain Marvel #14 e #17. Sono solo dei cameo per dare un po’ di colore a questa storia. Sarà da febbraio 2014 che gli Stati Uniti potranno godere della lettura della nuova supereroina sul mensile che partirà con Ms. Marvel #1. Dalle varie interviste alle autrici si scopre che Kamala è una ragazza musulmana d’origine pachistana che viene dal New Jersey, figlia di genitori conservatori, appassionata di fumetti e fan della stessa Carol Danvers. [SPOILER] Si trasforma per le nebbie terrigene Inumane a causa delle quali acquisisce una serie di superpoteri polimorfa e mutaforma che le permettono inoltre di allungare i suoi arti a piacimento [SPOILER] Quando capisce il cambiamento decide di prendere il nome della sua eroina, Ms. Marvel.

Ms. Marvel Cover Sara Pichelli

Cover dell’artista italiana Marvel Sara Pichelli

“È importantissimo per noi raccontare storie che riflettono il mondo e le sue continue evoluzioni. Ed essere un’americana musulmana rientra decisamente in questi processi”, ha detto Sana Amanat, editor della serie. “La serie riguarda piuttosto un’adolescente che sta cercando di capire chi è e come affrontare le cose straordinarie che le capitano”.

Ms. Marvel Mckelvie Variant  Ms. Marvel Adams Sketch  Ms. Marvel Adams Variant

Kamala non è il primo supereroe marvel di religione musulmana ma sicuramente il primo ad avere una serie tutta sua; ricordiamo Faiza Hussein su tutti, scopertasi poi Excalibur. La scrittrice, G. Willow Wilson, si è convertita lei stessa e sta lavorando al progetto ormai da 18 mesi. L’autrice ha affermato di aver creato un personaggio realistico in cui ogni giovane donna potrebbe identificarsi. Kamala Khan, infatti, sperimenterà la solita angoscia e confusione adolescenziale, con la convinzione di essere una outsider rispetto al resto del mondo, trovandosi ad affrontare continuamente le aspettative dei suoi genitori e i problemi della scuola superiore.

Sana Amanat ha raccontato al New York Times che il fratello di Kamala è molto conservatore, che sua madre ha paura che la figlia rimarrà incinta nel momento in cui toccherà un ragazzo e che suo padre si aspetta che aspiri a diventare dottoressa. Questo discorso in realtà rinforza lo stereotipo della famiglia musulmana. Eppure la Wilson continua dicendo: “Capisco il motivo secondo il quale la gente si preoccupa ogni volta che si sente parlare di un personaggio musulmano introdotto nella cultura pop visto che immediatamente esce fuori tutta questa negatività. Ma Io e Sana abbiamo cercato di rimanere molto fedeli alle nostre esperienze. Io vengo dalla comunità musulmana  piuttosto conservatrice di Seattle, e ne conosco sia il lato positivo sia le sfumature che forse non sono colte dai media.”

Ms. Marvel Preview Ms. Marvel Preview Ms. Marvel Preview

La fede di Kamala “è parte del suo viaggio personale, ma non è assolutamente una ragazza simbolo per la sua religione. Si trova nella fase in cui vorrebbe decidere chi sia, fase attraversata da molti adolescenti indipendentemente dal loro background e origine. Non credo che nessuna di noi voglia esprimere una qualche opinione politica ma solo riflettere sulla realtà e dare voce alle giovani donne che si trovano in questa fase molto interessante della loro storia…”

Direi fin qui tutto chiaro, anche se non so che aspettarmi. Il rischio che esca fuori una ragazzina emo depressa con il pallino per la fede e braccata dal cancro del conservatorismo musulmano più becero, è troppo forte.

Ms. Marvel Preview  Ms. Marvel Preview

Ms. Marvel Preview   Ms. Marvel Preview

Marvel NOW, torna Iron Fist con una nuova serie firmata da Kaare Andrews

Iron Fist Head
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Iron Fist, letteralmente Pugno d’acciaio, è un personaggio creato dalle matite e dalla fantasia di Roy Thomas e Gil Kane nel lontano 1974. Insieme a Shang Chi nasce come risposta al trend di quegli anni settanta in cui gli  esperti di arti marziali erano i nuovi eroi (Bruce Lee su tutti, paro paro a Shang Chi). La storia di Daniel Danny Rand (l’uomo sotto la maschera) continua come spalla di Luke Cage, Power Man, fino agli anni ’80 quando muore per mano di Capitan Hero che lo uccide inavvertitamente, in anticipo sul cancro che gli era stato diagnosticato. Come per magia Marvel Comics, negli anni ’90 torna dalla morte e, dopo una parentesi con Namor in cui viene spiegato che il suo cancro era stato curato (e il Danny Rand morto era di una realtà parallela),  Iron Fist si unsice nuovamente a Luke Cage dando vita agli Eroi in Vendita.

Power Man e Iron Fist

Per quanto la sua storia editoriale da protagonista si ferma, il personaggio viene utilizzato come comprimario. Infatti, Danny Rand si mette i panni di Devil cercando di convincere i media che il vero Matt Murdock, in quel momento in galera, non fosse affatto il vigilante mascherato in una delle serie più belle mai lette sul supereroe non vedente, sceneggiata da Ed Brubaker (DEVIL: IL DIAVOLONEL BRACCIO D). Insomma una storia piuttosto interessante. Sulle gestioni di Devil molto ci sarebbe da dire, ma su Iron Fist la mia memoria parte dall’Immortal Iron Fist, serie  sceneggiata da Brubaker (ancora!!) e Matt Fraction con un’esordiente David Aja ai disegni (questi ultimi due faranno faville anche con altri personaggi Marvel, vedi: Hawkeye). Parliamo di tre volumetti 100% Marvel usciti in Italia nel 2006: Iron Fist Vol.1: la storia dell’ultimo Iron Fist, Iron Fist Vol.2: le sette capitali del paradiso I e Iron Fist Vol.3: le capitali del paradiso II. In questa “run”, Danny Rand conosce la storia degli Iron Fists, incrocia la sua strada con un’altro di questi, Orson Randall, e affronta peripezie in una delle città celesti, la mitica K’un Lun. Brubaker e Fraction hanno il merito di avere creato una nuova mitologia ad altissimi livelli perfettamente raccontata visivamente da David Aja. A mio parere un Must Have!

Immortal Iron Fist

Quando la serie viene poi presa in mano da Swierzynski, Foreman e Camuncoli (Disegnatore Made in Italy eccellente), pur rimanendo nell’atmosfera, si sente una leggera flessione della qualità della scrittura, molto meno originale. Iron Fist Vol.6: Armi immortali con Jason Aaron alla sceneggiatura, risolleva ancora le sorti del nostro eroe, intessendo diverse storie sulle armi immortali (i guerrieri più potenti provenienti dalle capitali del paradiso) e chiude definitivamente la serie.

Cover

La Marvel Comics ha deciso che ormai il tempo è maturo per rimettere in piedi una nuova serie regolare su Iron Fist che vedrà sia alla sceneggiatura che ai disegni Kaare Andrews. L’artista è famoso per le sue cover dell’Incredibile Hulk ma sopratutto viene ricordato per Spiderman: Reign, con protagonista un Uomo Ragno in pensione 35 anni nel futuro. Iron Fist: The Living Weapon vedrà la luce ad Aprile 2014 negli Stati Uniti.

In un intervista a Hero Complex, Kaare ha raccontato che Danny Rand sarà costretto a lasciare l’occidente per tornare alla città mistica di K’un Lun dove da piccolo è cresciuto e a causa della morte dei suoi genitori, viene addestrato a combattere. La storia inizia con un’eroe miliardario paragonabile a “una specie di Bruce Wayne senza un piano”, ha affermato Andrews. “E’ depresso.  Danny non sa più vivere, e non sa perché “. Poi il passato torna a galla. Rientrano in gioco le circostanze delle sue origini, e l’uomo col tatuaggio del drago e il pugno infuocato dovrà affrontare le conseguenze delle sue scelte.

Fuga

Insomma, “When you become a living weapon, that’s a weapon that cuts both ways”. E con questa Kaare chiude il cerchio.

Altre immagini da Iron Fist: Living Weapon #1

Shun-LaoBlam        Lupi
Elicotteri        Depressione