Twitter: The Comic, @Vectorbelly e il fumetto che nasce dai Tweet

Twitter: The Comic
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Chi sia Mike Rosenthal @Vectorbelly non ne ho ancora la più pallida idea e l’obiettivo di questo articolo è proprio di scoprirlo. Al principio c’è Twitter, un social network che funziona, dove ogni argomento ha la sua espressione: dal cinema alla televisione, dallo sport alla musica. Il mio interesse sconfinato per la nona arte mi ha portato quindi a spulciarlo in lungo e in largo, alla ricerca del fumetto e dei suoi proseliti social. Il risultato è palese. Twitter è pieno di artisti, dai massimi professionisti del mestiere agli amatori, fino alla solita, classica via di mezzo, i cosiddetti fumettisti underground. E’ proprio lì che si crogiola il protagonista della nostra storia; Mike Rosenthal è la mente che si trova dietro a Twitter: The Comic, il profilo tumblr dove pubblica i suoi fumetti. La particolarità di questi fumetti o per quanto brutto possa sembrare dirlo, somigliano più a dei meme, è che nascono dai Tweet che @Vectorbelly trova navigando su Twitter.

Padre e Figlio

Tweet padre e figlio

Il limite è a 140 caratteri, i Tweet devono comprendere sia i dialoghi sia un cenno all’ambientazione o a un personaggio, qualcosa che l’autore possa immaginare. E da lì nasce la strip quasi sempre strutturata nelle classiche quattro vignette. Dal Tweet e dall’immaginazione dell’autore nascono delle microstorie spesso geniali. Ovviamente non tutti i tweet hanno carica umoristica, per questo Mike sceglie, citando direttamente alcune sue parole, i “migliori Tweet della nostra generazione”. I suoi stessi follower gli inviano piccole sceneggiature a 140 caratteri con la speranza vengano poi trasformate in quel modo tutto suo che in fondo è anche il nostro linguaggio preferito. Ma qual’è il format migliore che deve avere un Tweet? Leggendo gli esempi qua sotto si capisce quale sia la difficoltà intrinseca, il collegamento tra l’idea della microscenggiatura e la ricezione dell’idea stessa da parte dell’autore.

Obama

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Lui stesso ha risposto a questa domanda in un’intervista (AllGeektoMe). “Il Tweet deve potersi leggere come uno script: generalmente ci sono due o più personaggi che parlano tra loro e non a un pubblico esterno. La trama funziona bene anche quando è implicita, mi dà la possibilità di lavorarci sopra e anche di giocarci.”

“I Tweet possono riguardare qualsiasi cosa. Non è necessario che sia uno scherzo. I Tweet possono parlare di momenti personali, roba strana o sessuale, emozioni forti, alla fine è tutto un gioco. I Tweet che disegno sono apparentemente complicati, basati su satira e parodia riguardanti la realtà, c’è il rischio però che il risultato alla gente non piaccia.”

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“Inoltre, è meglio non scrivere Tweet apposta per apparire sul blog Tumblr Twitter: The Comic o su @Vectorbelly. Alcune persone lo fanno, scrivono un Tweet apposta e me lo mandano dopo 5 minuti. Quei Tweet suonano sempre male perché si sente che quegli utenti stanno cercando di imitare uno stile che non è nella loro natura. Si percepisce la forzatura…”

Di tutti i suoi “meme” che ho letto, alcuni (pochi) non mi hanno fatto ridere ne pensare. Ho immaginato fossero basati su riferimenti che non conosco o che probabilmente non capisco. Potrebbe essere una mia mancanza o un limite dei 140 caratteri ai quali Mike si attiene fedelmente. Non rovinerà l’atmosfera qualche fumetto incompreso, la risata è spesso garantita.

La galleria che presento è composta da fumetti che mi hanno fatto molto ridere, in cui è evidente una bella carica di non-sense che è quello che serve la mattina per carburare dopo una sveglia nefasta o dopo un pranzo invadente. Quei momenti di cazzeggio puro e tempo libero in cui piuttosto che fare qualcosa di costruttivo, si preferisce vegetare leggendo o rileggendo una a una le vignette fino a quando non sopravviene il senso del dovere o il senso di colpa.

L'OrsoQuest’approccio a Twitter è qualcosa di innovativo e il mondo dei social media sembra essere un pozzo senza fondo di opportunità ancora incolte. Il linguaggio aumenta nuovamente la sua portata coinvolgendo un nuovo pubblico, i lettori di fumetti, invogliandolo a un uso sempre più attivo del mezzo. Essendo un fenomeno ancora micro, non si può che sperare nel suo sviluppo e in un fumetto che lasci impronte sempre più profonde nell’uso dei social network.

@Vectorbelly
Twitter: The Comic

Tre Orsetti

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Joan Cornellà, la potenza del fumetto muto tra surreale e grottesco

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Joan Cornellà è eccezionale, un vero artista per immagini nonché uno dei miei preferiti fumettisti online. Spagnolo di Barcellona, trentaduenne, ha votato la sua carriera al surreale e al grottesco. Giocando con non-sense e maschere, mezzi letali per stimolare comicità, mezze-risate, bocche storte e reazioni sguaiate, si denota una apparente mancanza di sensibilità della fisicità umana. L’espressività dei suoi figuri, al limite del marionettismo, non è convenzionale. 

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Un genio dell’emozione muta, perché i suoi lavori raramente presentano parole o onomatopee. Non ha assolutamente bisogno di far parlare i suoi simbolici personaggi, i suoi umani disumanizzati. E quando giocare con fantasia e non-sense riesce nello stimolare divertimento allora ci si accorge che l’autore ha tra le mani un’arma dalla capacità infinita. Cornellà è tutto questo, lavora sulle sei vignette quando logorroico, sulle quattro quando semplice, su una quando vuole essere diretto e incompreso.

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Vi assicuro che i suoi fumetti a una vignetta spesso non portano a nulla. Li guardi, li assapori, ti strappano uno stupeficium. Le sei vignette sono la sua magia perché arrivano al dunque, il miglior storytelling color pastello. Le strip qui presentate ne sono un chiaro esempio, i suoi personaggi prendono decisioni al limite della follia guidate dall’istinto. Forse è questo che voglio dire, ogni vignetta sembra essere coronata da una decisione istintiva, improvvisa e sempre opposta a quella che la nostra mente sceglierebbe per normale quieto vivere.

Destabilizzare la nostra sensibilità, dove disegni orripilanti e imbarazzo fanno da padroni.

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