The Bloody Bullets, un web comic western atipico

The Bloody Bullets
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In cerca dei fumettisti italiani con lo sguardo al futuro e pubblicazioni godibili online, mi sono imbattuto in The Bloody Bullets, fumetto scritto e disegnato dal duo Luca Pracchini e Claudio Magnfico.  A occhio e croce, The Bloody Bullets è una storia fanta-horror-western dove il personaggio principale è un galeotto, Jim, che scappa di prigione insieme a una sorta di fuorilegge storici “dati per morti”. La notizia sembra correre veloce al punto da arrivare alle orecchie del sindaco che con lo sceriffo, sono le forze che si troveranno a contrastare i fuorilegge fuggitivi. In realtà questi ultimi si scoprirà essere una sorta di non-morti (tranne Jim che è umano) intenzionati a far risorgere altri individui nella loro condizione (MORTI!) per poi rivoltarsi contro il sindaco malvagio, con il quale sembrano avere molto in sospeso. Jim è l’eroe/antieroe della storia, o almeno così sembra finora.

Lo sceriffo

La peggiore delle sintesi possibili, rapida e indolore, perché sinceramente, ho trovato questo fumetto al limite del leggibile. Prima di arrivare a spiegare le motivazioni di questo giudizio violento e ostile, è necessaria un’analisi delle varie componenti.

La trama è interessante e l’idea alla base è abbastanza originale, un melting pot di generi che sopravvivono egregiamente. I non-morti intelligenti, che non vanno di moda al momento – si preferiscono gli zombie decerebrati, zoppi che sbavano alla walking dead – sono una scelta apprezzatissima. Rimango in attesa di una forte caratterizzazione dei singoli personaggi che ancora non sembra essere avvenuta. A prima vista rispecchia un classico: Jim il personaggio principale (a tratti similpicaresco) è il debole impaurito di turno mentre tutti gli altri  sono i soliti bad-ass sbruffoni e arroganti.

I disegni sono interessantissimi, un tratto veramente bello che immerge benissimo i personaggi nel panorama western, pieno di personalità e grezzezza. Alcuni di questi disegni, mostrati nell’articolo, possono essere goduti in tutta la loro “carnosità“, sporcizia viva che parla. Un senso di sporco, usato e marcio, uno stile che davvero si sposa con questo tipo di storia. Il lettering, i baloon come i dialoghi, sono allo stato embrionale. I colori non si lasciano veramente guardare, esageratamente vivaci e contrastanti che confondono ed incasinano pesantemente i disegni.

Jim

Ma perché prendersi una tale libertà di giudizio? La nota dolente, a mio parere, è la commistione tra sceneggiatura e disegni, una confusione esagerata. Prima pecca l’utilizzo eccessivo di vignette che un tratto così grezzo non penso possa permettersi; certe tavole – con 7/8 vignette o più – non si capiscono proprio, mancando di quella immediatezza necessaria per godere di un fumetto d’azione. Questo è il fulcro del problema: quel che la sceneggiatura racconta non passa attraverso i disegni. Certi avvenimenti sembrano rimanere nella matita e nella china, corrono talmente veloci che sono sintetizzati allo stremo. Sopratutto, dopo 50 e passa tavole, ancora non si capisce granché della “BIG PICTURE“. Cosa lega tutti questi personaggi? In una tavola del sesto capitolo, il motivo prova ad essere spiegato ma sinceramente (sarò babbo io…) non l’ho capito con chiarezza. Qualche baloon didascalico o tavola in più non guasterebbero.

Marylin Manson

Marylin Manson

Il talento ben visibile di entrambi scade in uno storytelling primordiale che manca delle basi per entrare direttamente nei cuori dei lettori. Diamo a Cesare quel che è di Cesare: l’ottava puntata è una figata, i disegni sono incredibili e ben sceneggiati. Si capisce perfettamente cosa sta succedendo allo sceriffo, da dove arriva e le sue intenzioni. Questo mi fa pensare che solo col tempo il fumetto prenderà la via della chiarezza. Come quando, ci si trova a dover iniziare a scrivere qualcosa ma si hanno talmente tante idee in testa che non si sa da dove e come partire. Allora si “butta giù” un’incipit sbrigativo, perché già si sa quale sarà la ciccia del discorso, quando le intuizioni in principio confuse prenderanno una forma.

Unghie pulite

Insomma, non è una bocciatura, è più un “capperi-le-capacità-sono-tutte-lì-sul-tavolo”, difetta di quel qualcosa che a prima vista individuerei come una mancanza d’intesa tra i due artisti. Per il fatto che sia così ostico, l’ho letto, riletto e interpretato più volte, solamente per portare a casa questa recensione scritta con i piedi. Insomma “too much“.

mah

The Bloody Bullets

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Comunicazione di Servizio
<<Trovarmi a leggere un fumetto indipendente mi ha davvero divertito molto. Ringrazio l’autore per avermi segnalato la sua opera e non mi dispiacerebbe per nulla leggerne tante altre. Invito gli scrittori/disegnatori che si sono imbattuti in questo blog a mandarmi su twitter un link o un direct message con un link al loro fumetto.>>

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Hacktivist: il fumetto su social network e hacker dell’attrice Alyssa Milano

Hacktivist Head
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Tutti noi ricordiamo Streghe, quel telefilm squallido trasmesso da RaiDue a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo. Una delle protagoniste della serie, nei panni di Phoebe, ed eroina di questo articolo è l’attrice figherrima Alyssa Milano. “Ecco il blog s’è fottuto, ora parla di gossip e puttanate Hollywoodiane”. Eppure la storia che sto per raccontare ha un nonsocché di gossipparo: l’attrice Alyssa Milano si è lanciata nel mondo dei comics, creando insieme agli sceneggiatori Jackson Lenzig (Freakshow), Collin Kelly (uno sconosciuto nel mondo comics, ma web developer secondo Linkedin) e l’artista Marcus To (Red Robin, Huntress, Batwing, Cyborg 009) un nuovo fumetto, Hacktivist.

Cover

E’ una produzione nuovissima Archaia Entertainment (Rubicon, Ciborg 009), appena uscita e non so neppure se arriverà mai in Italia. Ma lasciatemi dire, entrerà nella mia collezione appena varcata la frontiera. Hacktivist è la storia di due ragazzi/CEO miliardari alla “Jack Dorsey” (fondatore di Twitter) che sviluppano un Social network chiamato “YourLife“, su cui basano e rafforzano la loro immagine. Una volta dismessi però i panni da nuovi imprenditori geek della Silicon Valley, si danno all’Hacktivismo – Hacker Attivisti sotto il nome di SVE_URS3LF – hackerando e controllando la rete web dello stato tunisino dove vive Sirine, una sorta di rivoltosa del luogo. Al momento non ci sono abbastanza informazioni per capire se o meno sarà una delle protagoniste del fumetto. I due Hacker social hanno differenti obbiettivi e arriveranno a contrastarsi. Ma qualcosa cambierà le carte in tavola.

Sirina

Ti rendi conto quando un fumetto è notevole da come la lettura e i disegni si fanno leggere e guardare, rileggere e riguardare, con tutto il fascino incredibile che è immergersi in una storia contemporanea. Se leggerai Hacktivist e ti fermerai ai colori, alle forme e alla scorrevolezza delle tavole, sarai fuori strada. Pur la qualità estrema dimostrata, questo fumetto è stato prodotto con tutt’altro scopo che il solo intrattenimento. Alyssa Milano, risaputa filantropa, vuole raccontare l’attivismo globale e la social revolution a modo suo, ricordando l’esistenza di quella voce silenziosa ma indispensabile, che cammina nell’ombra e agisce parallelamente alla rivolta nelle strade.


Save Yourself

Insomma, questo fumetto si è scritto da solo quanto quest’articolo. Le pagine dei giornali degli ultimi anni si nutrono di questa realtà. I Social Media sono un’hot topic e la loro grande forza e immediatezza, continuano a stimolare l’uomo che ne sperimenta sempre nuovi usi. La primavera araba di qualche anno fa, ne è esempio calzante.  L’utilizzo del social come strumento di opposizione al regime e d’informazione indipendente ha sicuramente ispirato la storia stessa del fumetto e la rivolta tunisina che racconta. E i personaggi principali, che si nascondono tra i server della loro azienda fingendo di star fixando qualche bug mentre invece stanno occupando una rete internet di un altro stato, si trasformano nei nostri supereroi contemporanei. La strizzata d’occhio ad Anonymous è palese e solamente seguendo l’account Twitter dell’attrice si esplorano le sue diverse sensibilità, il suo attivismo politico.

Gli Hacker

Alyssa Milano immagina senza fantasticare e vuole portare anche noi a riflettere, a sviluppare certe sensibilità. Immagina lo sviluppo dei social networks come social patterns da approfondire, sminuzzare, piccole parti individuali e singole che insieme creano dei sistemi che rivelano modelli social, dalla ragazza che aspetta l’autobus, all’autobus in ritardo, all’autista che rallenta. Non so che possa significare realmente, ma mi sono intrippato, immaginando un futuro in cui i social networks riusciranno a tracciare ogni nostro passo, incrociare ogni informazione, ricostruire ogni piccolo movimento arrivando anche a prevenire statisticamente (alla Minority Report, insomma) le nostre azioni per quanto improvvise, in rapporto alla routine.

Le barricate

Vedere disegni di soggetti al computer non mi eccitava tanto dai tempi del grandissimo, e qui lo dico, Transmetropolitian di Warren Ellis e Darick Robertson. L’importante è non fare #somethingreckless, il motto dentro al fumetto che ha risvegliato in me l’esaltazione per questo tipo di storie. Un viaggio mentale che vi consiglio di condividere con me, dove la qualità è al primo posto.

OK!!

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Alyssa Milano

Zerocalcare e il film sulla Profezia dell’Armadillo

Zerocalcare head
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E’ la notizia della settimana, tutto il mondo del fumetto ne parla, il nostro talento contemporaneo Zerocalcare farà un film insieme a Valerio Mastrandrea sulla Profezia dell’armadillo. Zerocalcare è droga, sto sotto in questo periodo, appena finito Dodici che già mi lancio su Ogni Maledetto lunedì su due. Mi manca solo un Polpo alla gola che spero Amazon, prima o poi, materializzerà sul mio comodino, magari senza succhiarmi il vile denaro. Cosa posso dire di Zero? Non lo so, mi fa ridere tantissimo, la sua comicità mi coinvolge in pieno e spesso sfortunatamente mi rispecchia. Questo è quello che gli riesce meglio, simbolismo generazionale. Cosa che lui tra l’altro non sopporta, affermando con forza di far riferimento esclusivamente alla sua vita, o peggio, di aver copiato questo stile. Io però non conosco i blogger francesi a cui lui fa riferimento nelle sue interviste, a cui dice di aver “rubato” le idee (fatto proprie su!). Non mi interessa, il suo fumetto mi piace, lo capisco e condivido.

Zerocalcare e Armadillo

Trovo geniale che utilizzi personaggi della cultura pop e contemporanea come interlocutori simbolici delle sue emozioni. L’armadillo è il primo tra questi, il suo vero alter ego primario, che parla davvero, che svolge e riavvolge la matassa dei pensieri dell’autore mentre fa da contraltare all’altra voce, la sua figura stessa, quella che a parere mio è regolatrice moderatrice e normalizzatrice della sua reale coscienza.

Zerocalcare nello spazio

Le 21 tavole che ha disegnato in questi giorni, l’hype che ha creato al punto da bloccare il suo blog per ore, sono la presentazione di quello che sarà il suo film che, se uscisse da cani, lo ucciderebbe psicologicamente. E da cani intendo “ciò-che-lui-non-vorrebbe-mai-che-il-suo-lavoro-diventasse” (sento digrignare i denti e vibrare le gole), lontano dai suoi parametri, venduto al sistema spettacolo. Eppure, la modalità che ha scelto per presentarlo, il suo solito disegnino, fa guardare al futuro con gli occhi a cuoricino. 21 tavole di metafora, dove lui è legato a un filo che lo tiene attaccato in tutto quello in cui crede e che lo rappresenta, e tutte le altre “proposte” sono ciò che ha paura lo possano corrompere quanto lo possano trasformare nel suo incubo, la “Maria De Filippi“.

Le proposte a Zerocalcare

E da lì tutto il viaggio verso il film, come sotto sotto, cerchi di dare una motivazione alle sue scelte e darsi la forza per percorrerle, illuminando i soggetti con cui ha dato vita al progetto. Parliamo di Valerio Mastandrea, attore che apprezzo e avrò visto in due milioni di film senza ricordarmene nemmeno uno. Forse il caimano. Gli altri due, Oscar Glioti lo conosco pochissimo e Johnny Palomba, ne riconosco giusto nome e apparenza.

Di un’intervista a Minimum Fax incredibilmente bella e naturale –  un blog culturale stra figo –  rubo un passaggio fondamentale per rimanere in tema:

MF: Cioè, quando Mastandrea ti ha chiamato e ti ha detto: “Voglio fare un film dal tuo libro”, tu come hai reagito?

Zerocalcare: Ho reagito con: “Ammazza che bello, Mastandrea è uno dei miei attori preferiti, è una persona che stimo un sacco e gli piace la mia roba. Sono supercontento di questo, però come farò a gestire la cosa?”. Per me è comunque terribile, ‘sta cosa.

MF: Però è Mastandrea, in fondo. Pensa se te l’avesse chiesto Neri Parenti.

Zerocalcare: Me l’hanno chiesto anche persone molto vicine a Neri Parenti, e ovviamente gli ho detto di no. Io non lo so come uscirà il film, poi Mastandrea fa il suo esordio come regista, ma io so che lo spirito de La profezia dell’armadillo verrà rispettato, anche se il film esce brutto. Per me, l’unica cosa che conta è quella.

Il cuore pulsante di Zerocalcare

Zerocalcare l’ho intravisto un paio di volte. Una volta al Lucca comics dove l’ho ammirato da vicino disegnare senza tentare alcun approccio, una seconda volta al Miami 2013, a Milano, dove ho incontrato un ragazzo, o meglio un personaggio, perfettamente immerso nel suo fumetto con un ansia e una paranoia da contagio. Non sapessi il talento che esprime, mi sarei fatto una tra mille domande: dov’è si è nascosto il suo assistente sociale? Facile prenderlo in giro gratuitamente dal medium blogghereccio, quando poi dal vivo mi verrebbe d’abbracciarlo; in fondo le sue opere parlano per lui.

La paranoia aleggia incontrastata, la malinconia e la comicità ballano sul filo in tutto quello che ha prodotto. Zerocalcare è fumettista maturo nella sua immaturità, è pieno di discorsi che ferma sul nascere, lima la sua spontaneità fino a quando si allinea al suo management di crisi, insomma quanto può in qualche modo gestire con costanza e coerenza (fortemente messa alla prova). E forse tutto sta qui, giocare con gli idoli di sempre  (suoi e nostri) attorcigliati al suo sistema di valori. Questo è ciò che ci possiamo aspettare dal suo film, quello che sa fare meglio. Raccontare quello che inesorabilmente ci accomuna inconsciamente.

I protagonisti

Che spettacolo!

Zerocalcare e gli psicologi

Il Blog di Zerocalcare
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Twitter: The Comic, @Vectorbelly e il fumetto che nasce dai Tweet

Twitter: The Comic
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Chi sia Mike Rosenthal @Vectorbelly non ne ho ancora la più pallida idea e l’obiettivo di questo articolo è proprio di scoprirlo. Al principio c’è Twitter, un social network che funziona, dove ogni argomento ha la sua espressione: dal cinema alla televisione, dallo sport alla musica. Il mio interesse sconfinato per la nona arte mi ha portato quindi a spulciarlo in lungo e in largo, alla ricerca del fumetto e dei suoi proseliti social. Il risultato è palese. Twitter è pieno di artisti, dai massimi professionisti del mestiere agli amatori, fino alla solita, classica via di mezzo, i cosiddetti fumettisti underground. E’ proprio lì che si crogiola il protagonista della nostra storia; Mike Rosenthal è la mente che si trova dietro a Twitter: The Comic, il profilo tumblr dove pubblica i suoi fumetti. La particolarità di questi fumetti o per quanto brutto possa sembrare dirlo, somigliano più a dei meme, è che nascono dai Tweet che @Vectorbelly trova navigando su Twitter.

Padre e Figlio

Tweet padre e figlio

Il limite è a 140 caratteri, i Tweet devono comprendere sia i dialoghi sia un cenno all’ambientazione o a un personaggio, qualcosa che l’autore possa immaginare. E da lì nasce la strip quasi sempre strutturata nelle classiche quattro vignette. Dal Tweet e dall’immaginazione dell’autore nascono delle microstorie spesso geniali. Ovviamente non tutti i tweet hanno carica umoristica, per questo Mike sceglie, citando direttamente alcune sue parole, i “migliori Tweet della nostra generazione”. I suoi stessi follower gli inviano piccole sceneggiature a 140 caratteri con la speranza vengano poi trasformate in quel modo tutto suo che in fondo è anche il nostro linguaggio preferito. Ma qual’è il format migliore che deve avere un Tweet? Leggendo gli esempi qua sotto si capisce quale sia la difficoltà intrinseca, il collegamento tra l’idea della microscenggiatura e la ricezione dell’idea stessa da parte dell’autore.

Obama

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Lui stesso ha risposto a questa domanda in un’intervista (AllGeektoMe). “Il Tweet deve potersi leggere come uno script: generalmente ci sono due o più personaggi che parlano tra loro e non a un pubblico esterno. La trama funziona bene anche quando è implicita, mi dà la possibilità di lavorarci sopra e anche di giocarci.”

“I Tweet possono riguardare qualsiasi cosa. Non è necessario che sia uno scherzo. I Tweet possono parlare di momenti personali, roba strana o sessuale, emozioni forti, alla fine è tutto un gioco. I Tweet che disegno sono apparentemente complicati, basati su satira e parodia riguardanti la realtà, c’è il rischio però che il risultato alla gente non piaccia.”

CharizardTweey Charizard

“Inoltre, è meglio non scrivere Tweet apposta per apparire sul blog Tumblr Twitter: The Comic o su @Vectorbelly. Alcune persone lo fanno, scrivono un Tweet apposta e me lo mandano dopo 5 minuti. Quei Tweet suonano sempre male perché si sente che quegli utenti stanno cercando di imitare uno stile che non è nella loro natura. Si percepisce la forzatura…”

Di tutti i suoi “meme” che ho letto, alcuni (pochi) non mi hanno fatto ridere ne pensare. Ho immaginato fossero basati su riferimenti che non conosco o che probabilmente non capisco. Potrebbe essere una mia mancanza o un limite dei 140 caratteri ai quali Mike si attiene fedelmente. Non rovinerà l’atmosfera qualche fumetto incompreso, la risata è spesso garantita.

La galleria che presento è composta da fumetti che mi hanno fatto molto ridere, in cui è evidente una bella carica di non-sense che è quello che serve la mattina per carburare dopo una sveglia nefasta o dopo un pranzo invadente. Quei momenti di cazzeggio puro e tempo libero in cui piuttosto che fare qualcosa di costruttivo, si preferisce vegetare leggendo o rileggendo una a una le vignette fino a quando non sopravviene il senso del dovere o il senso di colpa.

L'OrsoQuest’approccio a Twitter è qualcosa di innovativo e il mondo dei social media sembra essere un pozzo senza fondo di opportunità ancora incolte. Il linguaggio aumenta nuovamente la sua portata coinvolgendo un nuovo pubblico, i lettori di fumetti, invogliandolo a un uso sempre più attivo del mezzo. Essendo un fenomeno ancora micro, non si può che sperare nel suo sviluppo e in un fumetto che lasci impronte sempre più profonde nell’uso dei social network.

@Vectorbelly
Twitter: The Comic

Tre Orsetti

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Desmond, l’arte di Waltonzed e il macellaio di Sleepy Valley

Desmond
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Il parental advisory explicit content in copertina ha un buon sapore, ti vuole incuriosire. Il passaggio dall’avvertimento alla realtà nuda e cruda del fumetto è netto e immediato, nulla viene lasciato al caso. Non c’è una storia introduttiva, non crea una suspance, l’incontro con la morte, la malattia e la malvagità è diretto e lento.

Waltoned vuole essere esplicito, nella presentazione del fumetto vuole essere quasi didascalico. Vuole parlare di un serial killer, vuole creare il serial killer più grande di tutti, somma e ispirazione dei più famosi bastardi, delle loro forze e debolezze. Già dalle prime pagine del numero 0 si conosce il viso del killer Desmond che, a mia memoria, ha le sembianze del cantante dei Motorhead Lemmy Kilmister, il suo amore per la carne e per il coltello. Nel numero 1 esce fuori un po’ del suo passato che non vi racconterò ma che vi lascerò immaginare, quasi a voler dare una motivazione alle sue azioni, una giustificazione.

Desmond serial killer

Non si può nascondere che alla base della psiche del serial killer spesso ci sia stato un vero e proprio trauma. A volte perfora la mente dell’uomo da renderlo completamente fuori di testa, incapace di intendere e di volere, a volte trasforma la persona, la sua capacità di vedere il mondo e di soffrire lasciandolo agire però nel completo controllo delle proprie azioni. Il cannibale di Milwaukee, il vero Jeffrey Dahmer, da cui Waltonzed dice di trarre forte ispirazione, era di questo secondo tipo, completamente presente mentalmente nel momento degli omicidi. Desmond non è così trasparente nei suoi dettagli. I suoi strumenti di lavoro sono parte integrante della sua visione, ma non pare umano se non una bestia silenziosa che padroneggia l’arte del massacro, del macello e della sofferenza che arreca alle sue vittime. Porterò avanti la lettura perché tiene davvero attaccati allo schermo al punto da far uscire forse un po’ di quella sana curiosità e di quel “sano” sadismo che tanto noi umani fingiamo di nascondere (Bruno Vespa docet).

Trauma

Oltre al macellaio, altri personaggi principali non si fanno aspettare e sono in primo piano: lo sceriffo, vedovo tutto d’un pezzo e uomo di legge e suo figlio, ragazzino un po’ tossico degli anni novanta che sembra conoscere alcune delle vittime. ça va sans dire, il rapporto padre-figlio sembra un’altra delle tematiche fondamentali.

Padre e figlio

Il macellaio di Sleepy Valley si deve continuare a leggere, anche se al momento sono stati pubblicati solo i primi due capitoli. La sceneggiatura, finora, sembra scritta bene, i dialoghi non sono male anche se a volte leggermente prevedibili e l’editing, qui parlo dei baloons, non perfetto. Il commento tecnico può finire qui. La vera chicca sono i disegni, ogni vignetta è un quadro potentissimo  che penetra l’immaginazione e i colori sono perfettamente lugubri, dissonanti, passati con l’evidenziatore. Nella mia testa immagino luci al neon in tutte le vignette come nei migliori film horror. Le azioni di Desmond sono tanto ben create, immaginate e delineate da far paura, da emozionare davvero e spaventare. Tutto quanto è così fluido e viscido da afflosciarsi, la lama di Desmond sembra poter tagliare qualunque cosa, aprire ogni corpo e immagine.

arte

Nel complesso un bel lavoro che mi ha incuriosito moltissimo al punto da spararmi la puntata di linea d’ombra sul macellaio (anche altre tipo le bestie di satana!!).

OK!!

Desmond – Il Macellaio di Sleepy Valley

Ascolto consigliato (banale per il baffo ma necessario)
Motothead – Ace of Spades

Comunicazione di Servizio
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Joan Cornellà, la potenza del fumetto muto tra surreale e grottesco

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Joan Cornellà è eccezionale, un vero artista per immagini nonché uno dei miei preferiti fumettisti online. Spagnolo di Barcellona, trentaduenne, ha votato la sua carriera al surreale e al grottesco. Giocando con non-sense e maschere, mezzi letali per stimolare comicità, mezze-risate, bocche storte e reazioni sguaiate, si denota una apparente mancanza di sensibilità della fisicità umana. L’espressività dei suoi figuri, al limite del marionettismo, non è convenzionale. 

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Un genio dell’emozione muta, perché i suoi lavori raramente presentano parole o onomatopee. Non ha assolutamente bisogno di far parlare i suoi simbolici personaggi, i suoi umani disumanizzati. E quando giocare con fantasia e non-sense riesce nello stimolare divertimento allora ci si accorge che l’autore ha tra le mani un’arma dalla capacità infinita. Cornellà è tutto questo, lavora sulle sei vignette quando logorroico, sulle quattro quando semplice, su una quando vuole essere diretto e incompreso.

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Vi assicuro che i suoi fumetti a una vignetta spesso non portano a nulla. Li guardi, li assapori, ti strappano uno stupeficium. Le sei vignette sono la sua magia perché arrivano al dunque, il miglior storytelling color pastello. Le strip qui presentate ne sono un chiaro esempio, i suoi personaggi prendono decisioni al limite della follia guidate dall’istinto. Forse è questo che voglio dire, ogni vignetta sembra essere coronata da una decisione istintiva, improvvisa e sempre opposta a quella che la nostra mente sceglierebbe per normale quieto vivere.

Destabilizzare la nostra sensibilità, dove disegni orripilanti e imbarazzo fanno da padroni.

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Ascolto consigliato nella visione e oscurità della sua pagina
James Blake – Retrograde

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