Comics and Tweets (22 marzo 2014)

comics and tweets
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Twitter è una piattaforma fondamentale per il vero fan del fumetto che si possa fregiare di questo nome. La maggior parte degli artisti lo utilizza quotidianamente per condividere momenti di vita, elucubrazioni, pensieri, idee ma anche disegni, anteprime e bozze. Insomma, quanto più di godereccio esista. Ho pensato quindi, di creare questa sorta di rubrica periodica (e casuale) con lo scopo di catturare questi messaggi prima che spariscano per sempre dalle nostre timeline e dai nostri ricordi.

◊ Kieron Gillen (Young Avengers, Iron Man) e i pensieri su Uber Manhattan

◊ Leinil Yu (Superior, New Avengers, Silent Dragon, Superman: Birthright, X-Men vol. 2) e un cosplayer di Iron Man

◊ Fumettologica ci permette di dare un’occhiata alla versione originale della prima striscia di Calvin & Hobbes by Bill Watterson

◊ Una nuova striscia Cyanide & Happiness

◊ Una copertina di Walter Simonson per Star Slammers 5

◊ Francesco Francavilla, disegnatore italiano che spacca il culo!

◊ Terry Dodson (Harley Quinn, Trouble e Marvel Knights Spider-Man) ci tiene a far la lista della spesa

 Rick Remender (Uncanny X-Force, Venom) e la scrittura notturna

◊ Kelly Sue DeConninck (Capitan Marvel, Avengers Assemble), spettacolo!

◊ Un frammento di New Avenger Annual di giugno U.S.

◊ Andrea Gallo Lassere e L’insonne

◊ Un po’ di Skottie Young (cover artist) al Megacon

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Image Comics sforna The Fuse #1, hard boiled in salsa spaziale

The Fuse head
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Non batto la fiacca, sono stato pesantemente e follemente occupato. Ma ora posso tornare alla vera droga primitiva. Così mi sono lanciato in una nuova piccola avventura firmata Image Comics. Il fumetto si chiama The Fuse ed è stato partorito dalla mente di Antony Johnston (Wasteland, Stormbreaker: The Graphic Novel, Dead Space, Alan Moore’s The Courtyard) e le matite di Justin Greenwood (Wasteland, Resurrection, Ghost Town). Vi ricordate dove ho già parlato di Antony Johnston? QUI.

Non avevo in programma di leggere questo fumetto, o meglio non ne ero a conoscenza, in precedenza. La decisione è stata presa su base semplice, la copertina mi ha colpito. Motivo? oscuro. Parliamo di una copertina rossa, semplice, con un foro che sembra di pallottola attraversato in pieno da un’orbita. L’orbita è ipoteticamente a 360000 km da un’immagine reale, raffigurante la terra ripresa dall’apollo 17 durante la missione lunare del 1972. Queste informazioni per quanto affascinanti non vi aiuteranno ad entrare in una storia semiblindata come The Fuse #1.

The Fuse Cover

Ambientazione spaziale, a 22.000 miglia dalla terra, a bordo di un satellite geostazionario raggiungibile con un qualche mezzo che dall’interno sembra un normale aereo. Sul satellite c’è una città, Midway City, fondale di questa prima avventura. A Midway City avviene un omicidio ed è compito del dipartimento di polizia occuparsene. I personaggi principali sono un ragazzo di colore di origine tedesca, poliziotto appena arrivato in città e già catapultato nell’azione, e una detective (russa) canuta e anziana, un po’ mascolina che fa la parte del “cop” duro e puro che parla solo slang (esagerazione evidente). Devono risolvere l’omicidio di un “cabler“.

Cabler

Il fumetto parte con il freno a mano tirato. E’ tutto ancora allo stato embrionale. Per quanto evidente che ci si trovi davanti a una storia Sci-Fi, non ci da l’impressione di un’ambientazione in stile “Demolition Man” di Sylvester Stallone o “Ritorno al Futuro“, tanto per capirci. E’ un’ambientazione mista e, all’apparenza, poco curata. Justin Greenwood ha un tratto spigolosissimo, disegna senza dare troppo spazio e importanza a dettagli e particolari. L’azione è tutto quello che vediamo e le stesse inquadrature, dal gergo cinematografico, sono spesso state costruite in modo da non lasciare intravedere granché. Gli spazi somigliano tantissimo ad una città americana qualunque (anche se siamo in Russia), il dipartimento di polizia è un dipartimento di polizia alla True Detective e l’atmosfera è classica Hard boiled e noir, dove i “cops” fanno da padroni.

Satellite

Cosa ci possiamo aspettare? Il rapporto tra i due personaggi principali si rivelerà una classica storia di partner del dipartimento, quelli-che-sono-sempre-nella-volante-assieme,-mangiano-ciambelle-e-hot-dog-da-strada. La detective anziana è sboccata, spara un “bullshit” a pagina, intrattenendoci con uno slang forbito, esagerato, disegnata in posture da figa silenziosa di turno, tipo Michonne di The Walking Dead, o per chi non capisse il riferimento, Jigen di Lupin III. Una macchietta. Dietrich, il ragazzo di colore, è una comparsa in questa prima issue e anche quando sembra poter dire qualcosa, non lo fa, lasciando tutti a bocca asciutta.

Midway City

Perché sia stato ucciso il cabler non si sa, cosa sia un cabler ancora meno. Nel momento in cui la detective russa sta per spiegarlo, il dialogo si tronca a causa degli eventi. Il filone principale della storia è ancora tutto da scoprire. Insomma, per tirare delle conclusioni, le descrizioni inesistenti, i dialoghi interrotti, i disegni poco dettagliati e i personaggi principali ancora in ombra, sono quel che intendo come elementi che caratterizzano un fumetto con il freno a mano tirato. Un punto di partenza in balia degli eventi classici di una qualunque sceneggiatura poliziesca che, per ora, non sembra sfruttare a pieno un ambientazione su un satellite, lontanamente d profumo “cyberpunk“, ma che delinea un fumetto con tutte le premesse per sorprendendoci. Se parti così low profile, non puoi che spaccare.

I Protagonisti

Mi riservo un:

OK!!

Sperando in qualcosa di più.

Ascolto Consigliato
Calibro 35 – Piombo in Bocca

MARVEL NOW! Loki, 007 al servizio di Asgard

Loki head
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Se mi avessero detto qualche anno fa, chi sarebbe stato il personaggio Marvel del momento, non ci avrei creduto. Eppure tra meme e disegnetti, Loki è decisamente l’insospettabile favorito. Il dio del Caos e signore degli inganni è uscito vincitore dalla film sugli Avengers (2012) di Joss Whedon, grazie sopratutto a una interpretazione decisamente credibile dell’attore Tom Hiddleston e una caratterizzazione del personaggio spettacolare.

Nel mondo del fumetto però la musica cambia. Il Loki cinematografico per come è conosciuto dal grande pubblico, è “morto” per mano di Sentry/Void durante l’assedio di Asgard da parte degli Oscuri Vendicatori guidati da Norman Osborn (Ve lo ricordate Sentry?? beh per chi segue la serie Avengers ora in edicola, può fingere di conoscerlo, è una sorta di Hyperion/Superman bipolare). Dopo tutti gli inganni orditi alle spalle di Asgard e Odino, i raggiri magici e le malvagità, in punto di morte sussurra “mi dispiace… fratello” verso Thor, sentendosi in colpa per aver quasi distrutto il regno di Asgard, la sua casa.

Loki: Agent of Asgard cover

Loki si reincarna in un furfantello di Parigi che viene recuperato da Thor e riportato ad Asgard. Il nuovo giovane Loki non sembra essere più malvagio come l”old Loki’, anzi, lavora ad un piano intricato (con l’ausilio di molte altre forze, non sempre compiacenti) per salvare Asgard nella saga Fear Itself, e, inoltre, a 18 anni entra a far parte dei Giovani Vendicatori (Genialata del buon Kieron Gillen). Insomma è uno dei pochi personaggi Marvel che ha una crescita veloce e asincrona rispetto alla percezione che abbiamo del tempo nell’universo Marvel. Cosa che sicuramente lo renderà protagonista della nuova era Marvel.

Loki: Agent of Asgard cover b

Loki: Agent of Asgard #1(uscito negli USA nel febbraio 2014) è una serie tutta britannica che vede Al Ewing (Judge Dredd, 2000AD, Ninjettes, Zombo, Jennifer Blood) a tirare le fila della storia, e Lee Garbett (X-O Manowar, Batgirl, The Outsiders, 2000AD) alle matite. Potrebbero susseguirsi infami SPOILER, non è necessario che vi sputtani la serata. La trama vede un Loki ormai giovane adulto, agli ordini della madre-di-tutti (la triade composta da Gaea la madre, Freyja la regina,  Idunn l’ancella) che regge il trono in assenza di Odino, avventurarsi nelle missioni più disparate, tra cui la prima in questo numero, salvare il fratello Thor dalla corruzione e cancellare i dati sull”old Loki’ nel database dei Vendicatori.

Loki kills Thor?

Il fumetto parte con una splash page che raffigura Loki trapassare da parte a parte Thor con la sua spada della giustizia. E da qui inizia quello che chiamerei uno spot elettorale Marvel (disegnato in modo eccellente) per cavalcare l’onda del successo ben orchestrata da Joss Whedon nel film Avengers. Loki incontra tutti i vendicatori del film che sembrano essere tornati sotto lo stesso tetto: Thor, Capitan America, Iron Man, Hulk, Hawkeye e la Vedova nera. Ognuno di questi personaggi in realtà vive una storia parallela sulla sua testata, tra cui lo stesso Loki che dovrebbe ancora essere un Giovane Vendicatore. Eppure i cosiddetti Avengers cinematografici li ritroviamo qui, tutti insieme alla torre dei vendicatori a rilassarsi, come fossilizzati nell’ambra. Addirittura, e qui mi spreco con lo SPOILER, si nomina un artefatto magico (Tesseract????) che Loki sembra aver rubato dall’Hellcarrier dello SHIELD in uno dei nuovi, ormai classici Point One¹ (All-New Marvel Now! Point One, uscito negli USA nel gennaio 2014), che dovrebbe fare da collante tra tutte le “ongoing series” (ho dei buchi forti nella storia, ma ho tentato di documentarmi).

Avengers

E si sente tanto che è uno spot, perché la trama di questo primo numero è poco sviluppata. Succede di tutto, veloce come il vento: Thor non riesce ad alzare il suo martello (!!!!), Bruce Banner s’incazza e si trasforma in HULK, Hawkeye sbaglia un bersaglio (!!!!), escono fuori mille rimandi al passato, addirittura alla classica guerra civile Marvel. Insomma una citazione dietro l’altra. Se penso che, un tempo, anche solo uno di questi avvenimenti avrebbe potuto essere il punto di svolta di una storia, mi rendo conto di quanto questo episodio possa sembrare un po’ un pastrocchio. Non manca un filo conduttore, manca solo un valido motivo per cui molte cose accadono, sembrano buttate lì apposta per suscitare nel lettore continui rimandi evidentemente piacevoli e generalmente riconosciuti come caratteristici dei nostri protagonisti. Per quanto mi piaccia che le storie facciano parte di un grande universo (concetto già spiegato nell’articolo su Saga di Brian K. Vaughan), qui si esagera e non incuriosisce più. Il finale invece, che ovviamente evito di raccontare, stravolge il futuro del personaggio. E’ così forte da trainare con se ogni aspettativa, rendendo imprevedibili le storie a venire.

Avengers

Loki è un personaggio fortissimo e spero che il duo riesca a approfittarne al massimo. Si tratta di un immaginario sconfinato e gli autori sicuramente hanno le capacità e le potenzialità per sviluppare “i racconti del giovane Loki” nel migliore dei modi. Magari evitando di giocare troppo con i lettori. Anche perché i disegni sono bellissimi e Lee Garbett ha sfruttato al meglio questa vetrina, dimostrando tutto il suo stile.

mah

1. Marvel Point One: la casa editrice periodicamente confeziona delle storie che rappresentino un punto di partenza per tutti i nuovi lettori e che facciano da collante tra tutte le serie.

Scrivere fumetti: lo script e i software dello sceneggiatore

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Quante idee brancolano nel buio della mente? Quante si fanno vedere mentre dormiamo e non riusciamo ad acchiappare perché non teniamo un blocco-note sul comodino? Tutti – dai, parlo a tutti – noi che immaginiamo di poter un giorno scrivere un libro. Tutta un tratto ci si accorge di avere la più grande idea del secolo in saccoccia e ci si immagina grandi scrittori (giusto quei secondi prima di rendersi conto che è un’altra delle tante minchiate).

Con un po’ di determinazione, un po’ di coraggio – per superare quel vuoto di talento che fingiamo di avere –  e un po’ di sfrontatezza – per affrontare progetti che potrebbero anche non finire mai o non vedere mai la luce -, prendiamo il nostro PC/Mac/quaderno e iniziamo a scrivere.

Il fumetto è un’arte fortissima, a metà strada tra la lettura pura e la visione cinematografica. Chi orchestra un fumetto deve sia sapere scrivere che disegnare per essere un fumettista a tuttotondo. Esempi di artisti completi ne abbiamo a bizzeffe nella cultura moderna del fumetto, basti pensare a Leo Ortolani, Gipi o Zerocalcare. Ma se credi di sapere scrivere bene ma non disegnare che puoi fare? Questo è il mio dilemma, pur pensando di saper scrivere (male), so al 100 per mille di non saper disegnare, accostare colori, ricalcare i confini, esplorare gli spazi e bilanciare i soggetti e gli oggetti.

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Andy Diggle – Daredevil Reborn #1 – Pagina 3 – 4 vignette

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E’ però forte la voglia di raccontare una storia (la mia storia) e usare il fumetto, perché è l’arte che più amo. Ci si chiede allora cosa possa fare quindi il caro parassita nascosto alle spalle del disegnatore (vero artista di tutta questa pantomima). Lo scrittore sceneggia e lo sceneggiatore scrive gli script. Quindi, partendo dal presupposto che una storia sia a grandi linee nella vostra mente, che abbiate già delineato un numero di personaggi principali, secondari e antagonisti (se necessari, non metto in bocca a nessuno nulla), allora siete pronti a scrivere uno script.

Lo script è la traccia per il disegnatore e serve allo sceneggiatore per organizzare la storia in pagine, divise poi in vignette detti “panel” che devono essere profilati il più puntuale possibile, sia nelle descrizioni dei personaggi, degli ambienti, del background che nei dialoghi. Lo sceneggiatore deve immaginarsi tutto, ogni vignetta, ogni pagina e tutto quanto sta intorno. Poi sapersi limitare! (non esagerare ma mantenere il proprio stile)

Nightwing #8

Kyle Higgins – Nightwing #8 – Pagina 8 – 2 vignette

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Ho scovato un sito a dir poco incredibile che raccoglie alcuni script di sceneggiatori di fama mondiale (The Comic Book Script Archive).

Gli strumenti del mestiere sono i classici Pages (suite Apple) e Word (Suite Office). Qui potrete trovare un template davvero interessante, costruito dall’ex Marvel editor Andy Schmidt e Paul Allor (Book Club manager).

Altri Software
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Il grande scrittore della Marvel, Brian Michael Bendis (Premio Eisner, Daredevil, Powers, Alias, Avengers), ha ammesso sul suo Tumblr di essere un fan di questo programma soprattutto perché “incoraggia a continuare a scrivere”. Il software si auto-formatta mentre scrivi e tiene in memoria i personaggi e le varie impostazioni. L’unico problema, se non il più consistente per la maggior parte dei software, non è nato per scrivere script di fumetti, quindi ognuno deve creare il proprio template, in base ai propri gusti.Brian Michael Bendis

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Scrivener è un programma di scrittura molto versatile che comprende un comic script template progettato dallo sceneggiatore Antony Johnston (Umbral, DeadSpace) che a questo indirizzo descrive le potenzialità del programma.

Robert Marland ha recentemente sviluppato un template scaricabile gratuitamente  a questo indirizzo ispirato allo stile di Fred Van Lente (Incredible Hercules, Marvel Zombies) che si auto-formatta ed è perfetto per Word.

Jim Zub: un altro sito fondamentale per gli aspiranti sceneggiatori con alcuni interessanti tutorial

ComiXwriter COMICXWRITER

Il software è in fase di sviluppo ed è stato lanciato da una campagna Kickstarter nel giugno 2013. I fondi raccolti servono per coprire i costi di sviluppo del primo software creato esclusivamente per scrivere script per fumetti e graphic novel. Ci aspetta un programmino molto interessante che aiuterà lo sceneggiatore a concentrarsi sulla storia e poco o nulla sulla formattazione. Il software godrà di una feature molto interessante che accosterà lo script all’artwork (i disegni) creando un ambiente che facilita la collaborazione e l’intesa tra sceneggiatore e disegnarore. Inoltre, sarà costituito da una serie di template diversi probabilmente ispirati agli script dei grandi autori del fumetto.

 

The Bloody Bullets, un web comic western atipico

The Bloody Bullets
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In cerca dei fumettisti italiani con lo sguardo al futuro e pubblicazioni godibili online, mi sono imbattuto in The Bloody Bullets, fumetto scritto e disegnato dal duo Luca Pracchini e Claudio Magnfico.  A occhio e croce, The Bloody Bullets è una storia fanta-horror-western dove il personaggio principale è un galeotto, Jim, che scappa di prigione insieme a una sorta di fuorilegge storici “dati per morti”. La notizia sembra correre veloce al punto da arrivare alle orecchie del sindaco che con lo sceriffo, sono le forze che si troveranno a contrastare i fuorilegge fuggitivi. In realtà questi ultimi si scoprirà essere una sorta di non-morti (tranne Jim che è umano) intenzionati a far risorgere altri individui nella loro condizione (MORTI!) per poi rivoltarsi contro il sindaco malvagio, con il quale sembrano avere molto in sospeso. Jim è l’eroe/antieroe della storia, o almeno così sembra finora.

Lo sceriffo

La peggiore delle sintesi possibili, rapida e indolore, perché sinceramente, ho trovato questo fumetto al limite del leggibile. Prima di arrivare a spiegare le motivazioni di questo giudizio violento e ostile, è necessaria un’analisi delle varie componenti.

La trama è interessante e l’idea alla base è abbastanza originale, un melting pot di generi che sopravvivono egregiamente. I non-morti intelligenti, che non vanno di moda al momento – si preferiscono gli zombie decerebrati, zoppi che sbavano alla walking dead – sono una scelta apprezzatissima. Rimango in attesa di una forte caratterizzazione dei singoli personaggi che ancora non sembra essere avvenuta. A prima vista rispecchia un classico: Jim il personaggio principale (a tratti similpicaresco) è il debole impaurito di turno mentre tutti gli altri  sono i soliti bad-ass sbruffoni e arroganti.

I disegni sono interessantissimi, un tratto veramente bello che immerge benissimo i personaggi nel panorama western, pieno di personalità e grezzezza. Alcuni di questi disegni, mostrati nell’articolo, possono essere goduti in tutta la loro “carnosità“, sporcizia viva che parla. Un senso di sporco, usato e marcio, uno stile che davvero si sposa con questo tipo di storia. Il lettering, i baloon come i dialoghi, sono allo stato embrionale. I colori non si lasciano veramente guardare, esageratamente vivaci e contrastanti che confondono ed incasinano pesantemente i disegni.

Jim

Ma perché prendersi una tale libertà di giudizio? La nota dolente, a mio parere, è la commistione tra sceneggiatura e disegni, una confusione esagerata. Prima pecca l’utilizzo eccessivo di vignette che un tratto così grezzo non penso possa permettersi; certe tavole – con 7/8 vignette o più – non si capiscono proprio, mancando di quella immediatezza necessaria per godere di un fumetto d’azione. Questo è il fulcro del problema: quel che la sceneggiatura racconta non passa attraverso i disegni. Certi avvenimenti sembrano rimanere nella matita e nella china, corrono talmente veloci che sono sintetizzati allo stremo. Sopratutto, dopo 50 e passa tavole, ancora non si capisce granché della “BIG PICTURE“. Cosa lega tutti questi personaggi? In una tavola del sesto capitolo, il motivo prova ad essere spiegato ma sinceramente (sarò babbo io…) non l’ho capito con chiarezza. Qualche baloon didascalico o tavola in più non guasterebbero.

Marylin Manson

Marylin Manson

Il talento ben visibile di entrambi scade in uno storytelling primordiale che manca delle basi per entrare direttamente nei cuori dei lettori. Diamo a Cesare quel che è di Cesare: l’ottava puntata è una figata, i disegni sono incredibili e ben sceneggiati. Si capisce perfettamente cosa sta succedendo allo sceriffo, da dove arriva e le sue intenzioni. Questo mi fa pensare che solo col tempo il fumetto prenderà la via della chiarezza. Come quando, ci si trova a dover iniziare a scrivere qualcosa ma si hanno talmente tante idee in testa che non si sa da dove e come partire. Allora si “butta giù” un’incipit sbrigativo, perché già si sa quale sarà la ciccia del discorso, quando le intuizioni in principio confuse prenderanno una forma.

Unghie pulite

Insomma, non è una bocciatura, è più un “capperi-le-capacità-sono-tutte-lì-sul-tavolo”, difetta di quel qualcosa che a prima vista individuerei come una mancanza d’intesa tra i due artisti. Per il fatto che sia così ostico, l’ho letto, riletto e interpretato più volte, solamente per portare a casa questa recensione scritta con i piedi. Insomma “too much“.

mah

The Bloody Bullets

Ascolto consigliato
Johnny Cash – Folsom Prison Blues

Comunicazione di Servizio
<<Trovarmi a leggere un fumetto indipendente mi ha davvero divertito molto. Ringrazio l’autore per avermi segnalato la sua opera e non mi dispiacerebbe per nulla leggerne tante altre. Invito gli scrittori/disegnatori che si sono imbattuti in questo blog a mandarmi su twitter un link o un direct message con un link al loro fumetto.>>

Hacktivist: il fumetto su social network e hacker dell’attrice Alyssa Milano

Hacktivist Head
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Tutti noi ricordiamo Streghe, quel telefilm squallido trasmesso da RaiDue a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo. Una delle protagoniste della serie, nei panni di Phoebe, ed eroina di questo articolo è l’attrice figherrima Alyssa Milano. “Ecco il blog s’è fottuto, ora parla di gossip e puttanate Hollywoodiane”. Eppure la storia che sto per raccontare ha un nonsocché di gossipparo: l’attrice Alyssa Milano si è lanciata nel mondo dei comics, creando insieme agli sceneggiatori Jackson Lenzig (Freakshow), Collin Kelly (uno sconosciuto nel mondo comics, ma web developer secondo Linkedin) e l’artista Marcus To (Red Robin, Huntress, Batwing, Cyborg 009) un nuovo fumetto, Hacktivist.

Cover

E’ una produzione nuovissima Archaia Entertainment (Rubicon, Ciborg 009), appena uscita e non so neppure se arriverà mai in Italia. Ma lasciatemi dire, entrerà nella mia collezione appena varcata la frontiera. Hacktivist è la storia di due ragazzi/CEO miliardari alla “Jack Dorsey” (fondatore di Twitter) che sviluppano un Social network chiamato “YourLife“, su cui basano e rafforzano la loro immagine. Una volta dismessi però i panni da nuovi imprenditori geek della Silicon Valley, si danno all’Hacktivismo – Hacker Attivisti sotto il nome di SVE_URS3LF – hackerando e controllando la rete web dello stato tunisino dove vive Sirine, una sorta di rivoltosa del luogo. Al momento non ci sono abbastanza informazioni per capire se o meno sarà una delle protagoniste del fumetto. I due Hacker social hanno differenti obbiettivi e arriveranno a contrastarsi. Ma qualcosa cambierà le carte in tavola.

Sirina

Ti rendi conto quando un fumetto è notevole da come la lettura e i disegni si fanno leggere e guardare, rileggere e riguardare, con tutto il fascino incredibile che è immergersi in una storia contemporanea. Se leggerai Hacktivist e ti fermerai ai colori, alle forme e alla scorrevolezza delle tavole, sarai fuori strada. Pur la qualità estrema dimostrata, questo fumetto è stato prodotto con tutt’altro scopo che il solo intrattenimento. Alyssa Milano, risaputa filantropa, vuole raccontare l’attivismo globale e la social revolution a modo suo, ricordando l’esistenza di quella voce silenziosa ma indispensabile, che cammina nell’ombra e agisce parallelamente alla rivolta nelle strade.


Save Yourself

Insomma, questo fumetto si è scritto da solo quanto quest’articolo. Le pagine dei giornali degli ultimi anni si nutrono di questa realtà. I Social Media sono un’hot topic e la loro grande forza e immediatezza, continuano a stimolare l’uomo che ne sperimenta sempre nuovi usi. La primavera araba di qualche anno fa, ne è esempio calzante.  L’utilizzo del social come strumento di opposizione al regime e d’informazione indipendente ha sicuramente ispirato la storia stessa del fumetto e la rivolta tunisina che racconta. E i personaggi principali, che si nascondono tra i server della loro azienda fingendo di star fixando qualche bug mentre invece stanno occupando una rete internet di un altro stato, si trasformano nei nostri supereroi contemporanei. La strizzata d’occhio ad Anonymous è palese e solamente seguendo l’account Twitter dell’attrice si esplorano le sue diverse sensibilità, il suo attivismo politico.

Gli Hacker

Alyssa Milano immagina senza fantasticare e vuole portare anche noi a riflettere, a sviluppare certe sensibilità. Immagina lo sviluppo dei social networks come social patterns da approfondire, sminuzzare, piccole parti individuali e singole che insieme creano dei sistemi che rivelano modelli social, dalla ragazza che aspetta l’autobus, all’autobus in ritardo, all’autista che rallenta. Non so che possa significare realmente, ma mi sono intrippato, immaginando un futuro in cui i social networks riusciranno a tracciare ogni nostro passo, incrociare ogni informazione, ricostruire ogni piccolo movimento arrivando anche a prevenire statisticamente (alla Minority Report, insomma) le nostre azioni per quanto improvvise, in rapporto alla routine.

Le barricate

Vedere disegni di soggetti al computer non mi eccitava tanto dai tempi del grandissimo, e qui lo dico, Transmetropolitian di Warren Ellis e Darick Robertson. L’importante è non fare #somethingreckless, il motto dentro al fumetto che ha risvegliato in me l’esaltazione per questo tipo di storie. Un viaggio mentale che vi consiglio di condividere con me, dove la qualità è al primo posto.

OK!!

Ascolto consigliato: Daft Punk – Giorgio by Moroder

Alyssa Milano

Zerocalcare e il film sulla Profezia dell’Armadillo

Zerocalcare head
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E’ la notizia della settimana, tutto il mondo del fumetto ne parla, il nostro talento contemporaneo Zerocalcare farà un film insieme a Valerio Mastrandrea sulla Profezia dell’armadillo. Zerocalcare è droga, sto sotto in questo periodo, appena finito Dodici che già mi lancio su Ogni Maledetto lunedì su due. Mi manca solo un Polpo alla gola che spero Amazon, prima o poi, materializzerà sul mio comodino, magari senza succhiarmi il vile denaro. Cosa posso dire di Zero? Non lo so, mi fa ridere tantissimo, la sua comicità mi coinvolge in pieno e spesso sfortunatamente mi rispecchia. Questo è quello che gli riesce meglio, simbolismo generazionale. Cosa che lui tra l’altro non sopporta, affermando con forza di far riferimento esclusivamente alla sua vita, o peggio, di aver copiato questo stile. Io però non conosco i blogger francesi a cui lui fa riferimento nelle sue interviste, a cui dice di aver “rubato” le idee (fatto proprie su!). Non mi interessa, il suo fumetto mi piace, lo capisco e condivido.

Zerocalcare e Armadillo

Trovo geniale che utilizzi personaggi della cultura pop e contemporanea come interlocutori simbolici delle sue emozioni. L’armadillo è il primo tra questi, il suo vero alter ego primario, che parla davvero, che svolge e riavvolge la matassa dei pensieri dell’autore mentre fa da contraltare all’altra voce, la sua figura stessa, quella che a parere mio è regolatrice moderatrice e normalizzatrice della sua reale coscienza.

Zerocalcare nello spazio

Le 21 tavole che ha disegnato in questi giorni, l’hype che ha creato al punto da bloccare il suo blog per ore, sono la presentazione di quello che sarà il suo film che, se uscisse da cani, lo ucciderebbe psicologicamente. E da cani intendo “ciò-che-lui-non-vorrebbe-mai-che-il-suo-lavoro-diventasse” (sento digrignare i denti e vibrare le gole), lontano dai suoi parametri, venduto al sistema spettacolo. Eppure, la modalità che ha scelto per presentarlo, il suo solito disegnino, fa guardare al futuro con gli occhi a cuoricino. 21 tavole di metafora, dove lui è legato a un filo che lo tiene attaccato in tutto quello in cui crede e che lo rappresenta, e tutte le altre “proposte” sono ciò che ha paura lo possano corrompere quanto lo possano trasformare nel suo incubo, la “Maria De Filippi“.

Le proposte a Zerocalcare

E da lì tutto il viaggio verso il film, come sotto sotto, cerchi di dare una motivazione alle sue scelte e darsi la forza per percorrerle, illuminando i soggetti con cui ha dato vita al progetto. Parliamo di Valerio Mastandrea, attore che apprezzo e avrò visto in due milioni di film senza ricordarmene nemmeno uno. Forse il caimano. Gli altri due, Oscar Glioti lo conosco pochissimo e Johnny Palomba, ne riconosco giusto nome e apparenza.

Di un’intervista a Minimum Fax incredibilmente bella e naturale –  un blog culturale stra figo –  rubo un passaggio fondamentale per rimanere in tema:

MF: Cioè, quando Mastandrea ti ha chiamato e ti ha detto: “Voglio fare un film dal tuo libro”, tu come hai reagito?

Zerocalcare: Ho reagito con: “Ammazza che bello, Mastandrea è uno dei miei attori preferiti, è una persona che stimo un sacco e gli piace la mia roba. Sono supercontento di questo, però come farò a gestire la cosa?”. Per me è comunque terribile, ‘sta cosa.

MF: Però è Mastandrea, in fondo. Pensa se te l’avesse chiesto Neri Parenti.

Zerocalcare: Me l’hanno chiesto anche persone molto vicine a Neri Parenti, e ovviamente gli ho detto di no. Io non lo so come uscirà il film, poi Mastandrea fa il suo esordio come regista, ma io so che lo spirito de La profezia dell’armadillo verrà rispettato, anche se il film esce brutto. Per me, l’unica cosa che conta è quella.

Il cuore pulsante di Zerocalcare

Zerocalcare l’ho intravisto un paio di volte. Una volta al Lucca comics dove l’ho ammirato da vicino disegnare senza tentare alcun approccio, una seconda volta al Miami 2013, a Milano, dove ho incontrato un ragazzo, o meglio un personaggio, perfettamente immerso nel suo fumetto con un ansia e una paranoia da contagio. Non sapessi il talento che esprime, mi sarei fatto una tra mille domande: dov’è si è nascosto il suo assistente sociale? Facile prenderlo in giro gratuitamente dal medium blogghereccio, quando poi dal vivo mi verrebbe d’abbracciarlo; in fondo le sue opere parlano per lui.

La paranoia aleggia incontrastata, la malinconia e la comicità ballano sul filo in tutto quello che ha prodotto. Zerocalcare è fumettista maturo nella sua immaturità, è pieno di discorsi che ferma sul nascere, lima la sua spontaneità fino a quando si allinea al suo management di crisi, insomma quanto può in qualche modo gestire con costanza e coerenza (fortemente messa alla prova). E forse tutto sta qui, giocare con gli idoli di sempre  (suoi e nostri) attorcigliati al suo sistema di valori. Questo è ciò che ci possiamo aspettare dal suo film, quello che sa fare meglio. Raccontare quello che inesorabilmente ci accomuna inconsciamente.

I protagonisti

Che spettacolo!

Zerocalcare e gli psicologi

Il Blog di Zerocalcare
Ascolto consigliato: Refused – The New Noise